lunedì, Maggio 20, 2024
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Chiara Ferragni sotto inchiesta: la no-profit americana smentisce ricevimento fondi, indagine in corso

Un’ombra sempre più densa si allunga sulle attività benefiche di Chiara Ferragni, con nuovi dettagli che emergono dal programma di inchieste “Zona Bianca”. La celebre influencer, già coinvolta in una controversa vicenda riguardante la vendita di pandori solidali, è ora al centro di nuovi dubbi sulla destinazione dei proventi dalla vendita di un altro articolo.

Risposte contraddittorie sulla donazione: un nuovo capitolo si aggiunge al caso

Il programma “Zona Bianca” ha svelato un altro capitolo della saga Ferragni, questa volta legato alla vendita di una bambola Trudi nel 2019. In quell’occasione, Chiara Ferragni annunciò che tutti i profitti sarebbero stati devoluti alla “Stomp Out Bullying”, un’organizzazione no-profit americana impegnata nella lotta al cyberbullismo. Tuttavia, secondo quanto riferito da Ross Ellis, CEO e fondatrice dell’associazione, non hanno mai ricevuto alcuna donazione dalla celebre influencer. La discrepanza tra le dichiarazioni di Ferragni e la no-profit ha sollevato domande sulla trasparenza delle sue attività benefiche.

La replica di Chiara Ferragni e l’incertezza sulla veridicità

Di fronte alle accuse, Chiara Ferragni ha risposto attraverso una nota ufficiale, dichiarando che risponderà esclusivamente alle autorità competenti e confermando la sua fiducia in esse. La risposta, tuttavia, sembra evitare una chiara smentita delle affermazioni della “Stomp Out Bullying”. L’incertezza sulla veridicità delle donazioni solleva ulteriori interrogativi sulla coerenza delle attività caritative dell’influencer.

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

Disputa sulla competenza territoriale: una nuova complessità giuridica

Nel frattempo, il caso Ferragni si complica ulteriormente con la disputa sulla competenza territoriale legata all’inchiesta in corso. Accusata di truffa aggravata insieme al gruppo dolciario Balocco per la vendita dei pandori solidali a Natale 2022, Ferragni si trova al centro di un’inchiesta che coinvolge 104 procure italiane. La competenza territoriale diventa un elemento cruciale per stabilire dove sia avvenuto l'”ingiusto profitto”, elemento fondamentale nella contestazione della truffa sui social. La decisione su dove istruire e radicare il fascicolo si complica ulteriormente, poiché né il luogo di firma del contratto né la procura che ha effettuato le prime iscrizioni negli indagati sembrano essere criteri decisivi.

Per risolvere la questione sulla competenza territoriale, i magistrati potrebbero coinvolgere il procuratore generale della Cassazione. In una possibile soluzione concordata, il terzo arbitro potrebbe essere chiamato a dirimere la disputa tra l’aggiunto di Milano Eugenio Fusco e il collega di Cuneo. La decisione finale dovrebbe essere basata sul luogo in cui si è realizzato il profitto, l’unico parametro che potrebbe risolvere la complessità della questione.

Chiara Ferragni in attesa di sviluppi: il caso Ferragni e l’impatto sulle attività benefiche

Mentre la competenza territoriale rimane in sospeso, il caso Ferragni continua a suscitare interesse e preoccupazione. Oltre alla reputazione dell’influencer, è in gioco la credibilità delle sue attività benefiche. La verità sulle donazioni e la destinazione dei proventi rappresenta un elemento cruciale per la chiarezza di un caso che coinvolge non solo il mondo delle celebrità, ma anche il delicato tema della beneficenza. Solo con ulteriori sviluppi e la risoluzione delle questioni giuridiche pendenti sarà possibile gettare luce sulla verità dietro le attività caritative di Chiara Ferragni.

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