VITERBO. CAPORALATO E TRUFFA A INPS, 22 INDAGATI E SEQUESTRO 612 MILA EURO

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(DIRE) Roma, 4 lug. – Costretti a lavorare per 5 euro l’ora in un sistema perverso di sfruttamento: 22 indagati, 18 societa’ coinvolte e il sequestro preventivo di beni per 612 mila euro. Un’operazione che ha coinvolto oltre 70 finanzieri del Comando Provinciale di Viterbo, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro, che hanno eseguito appunto 11 sequestri preventivi per un valore complessivo di 612 mila euro quale profitto dei reati di sfruttamento del lavoro, caporalato e di truffa aggravata ai danni dell’Inps.

Una cooperativa a mutualita’ prevalente e tre societa’ sono state sequestrate ed affidate ad un amministratore giudiziario nominato dal giudice e sono state inoltre effettuate 47 perquisizioni presso i domicili degli indagati e delle aziende ad essi riconducibili tra Tarquinia, Montalto di Castro, Frascati, Civitavecchia, Fiumicino, Roma, Novara, Campobasso e Anagni. Lo scrive in una nota il Comando Provinciale di Viterbo.

Le indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia ed eseguite dai finanzieri della Compagnia Guardia di Finanza di Tarquinia, sono consistite in articolati servizi di osservazione, effettuazione di perquisizioni e sequestri, audizioni di decine di operai, esame di migliaia di documenti contabili ed extracontabili, esame di decini di rapporti bancari e intercettazioni telefoniche che hanno portato alla luce un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai.

I lavoratori coinvolti, oltre 300 in tutto, sono stati costretti ad espletare attivita’ lavorativa a fronte di una bassissima retribuzione e subire la lesione di diritti primari, quali quelli alla fruizione di ferie, al trattamento di fine rapporto e alla quattordicesima. Le vittime sono per la maggior parte, lavoratori (camerieri, baristi, banconisti, addetti al carico e scarico merci, operatori di impianti di recupero, panificatori, commessi, etc..) a cui non vengono richieste particolari competenze tecniche e pertanto facilmente esposti all’abuso e all’approfittamento di chi li ha reclutati ed utilizzati.

In base ai contratti collettivi di lavoro applicabili ai vari settori economici coinvolti gli operai avrebbero dovuto percepire una retribuzione oraria non inferiore in alcuni casi ad euro 12,48 mentre dalle indagini e’ emerso che gli stessi dovevano accontentarsi di appena euro 5 euro l’ora. Condizioni che non potevano rifiutare visto lo stato di bisogno e l’assoluta precarieta’ della propria situazione economica.

In particolare le indagini hanno consentito di appurare che i gestori della cooperativa, tra cui un ragioniere commercialista di Tarquinia, dagli anni 2014/2015 in poi, hanno contattato diverse ditte e societa’ di Tarquinia, Montalto di Castro, del litorale laziale della provincia di Roma nonche’ della stessa capitale, proponendo ai titolari delle stesse notevoli vantaggi economici, mediante abbattimento dei costi di gestione del personale, tasse, contributi ed indennita’ varie attraverso il licenziamento degli operai, fino a quel momento regolarmente assunte da quelle imprese, ed il loro passaggio alle dipendenza della cooperativa.

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