Virginia Raggi esempio di oscurantismo

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Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, riaccende il dibattito sui vaccini obbligatori, facendo approvare una mozione all’Aula Capitolina, il cui effetto, però, non sembrerebbe assumere alcun rilievo oltre quello squisitamente politico. Tralasciando, per il momento, ogni considerazione di opportunità sulle priorità che, a nostro avviso, dovrebbero essere oggetto di attenzione da parte del Comune di Roma, la Raggi insiste nel  perseguire la linea tracciata dai NoVax . Nel comunicato che è seguito al voto dell’Aula, è richiamata l’affermazione di principio della stessa Raggi per cui “la necessità di rispettare la continuità didattica”, consentendo la frequenza ai bambini non ancora vaccinati, sia un valore superiore al rischio di eventuali contagi.

In buona sostanza, quindi, nella bilancia dei valori grillini le questioni didattiche infantili prevarrebbero sulla necessità di tutelare la salute pubblica.

Il dato, già di per sé allarmante, tradisce il malcelato oscurantismo culturale del Movimento, i cui effetti (purtroppo) si riverberano nell’azione amministrativa.

Sul punto abbiamo già chiarito la nostra posizione, anche tramite l’autorevole pensiero espresso dal Prof. Ravagnan (http://www.nuovomille.it/politica/i-politici-pericolosi), ma oggi è necessario porsi il problema di quale, e quanto grave sia, la portata dei possibili danni a carico della collettività per opera delle amministrazioni pentastellate.

Il richiamo all’oscurantismo non è casuale, perché come altro potrebbe definirsi il distacco dalle evoluzioni scientifiche, di cui i vaccini ne rappresentano l’esatta sintesi, a beneficio delle superstizioni “dell’internet”?

Non possiamo certo dimenticare le sconcertanti dichiarazioni dello stesso Grillo sulle mammografie che, a suo dire, sarebbero dannose per le donne, predicando così l’inutilità della prevenzione. E di quale altra istanza, in futuro, potrebbero rendersi alfieri questi stessi interpreti?

Quanto accaduto in Assemblea Capitolina costituisce senza dubbio un fatto molto grave e meritevole di essere stigmatizzato. Inoltre, lascia intendere che un Comune, quale che sia, possa derogare con una delibera al precetto di una legge nazionale, pretendendo di violare il principio che regola la gerarchia delle norme.

A tal proposito, confidiamo, in cuor nostro, che  la Raggi e i suoi consiglieri continuino a ravvisare l’opportunità dell’utilizzo dei semafori per disciplinare il traffico cittadino.

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