SUDAN. PROTESTE ANTI-BASHIR, STRETTA SU INTERNET E MEDIA

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(DIRE) Roma, 2 gen. – Le autorita’ del Sudan stanno bloccando l’accesso ai principali social media, mentre continuano le proteste contro il presidente Omar Al-Bashir e il suo National Congress Party e le ong denunciano un’ondata di repressione anche contro la stampa.

Ieri, dopo due settimane di proteste, il principale partito di opposizione Nidaa Al-Sudan, ha chiesto formalmente, insieme a 21 altre organizzazioni politiche e sindacali, le dimissioni di Bashir e lo smantellamento del suo sistema di potere. I firmatari della ‘dichiarazione per la liberta’ e il cambiamento‘, riferisce la stampa locale, hanno ribadito il loro impegno per “un cambiamento pacifico di regime”, sostenendo l’opportunita’ di dare il via a un governo tecnico di transizione.

Nelle ultime due settimane migliaia di persone sono scese in strada contro il presidente, in carica dal 1993 dopo aver preso il potere con un colpo di stato militare nel 1989. I social network sono stati il principale mezzo di diffusione di video, foto e informazioni sulle manifestazioni dei giorni scorsi, dal momento che la maggior parte dei media sono controllati o influenzati dal governo. Gia’ dal 21 dicembre, a due giorni dall’inizio delle proteste, Melody Patry dell’organizzazione per i diritti digitali ‘Access Now’ dichiarava che “le autorita’ sudanesi sembrano aver deciso di ridurre l’accesso ai social media per contenere la crisi, e restringere l’informazione disponibile su cio’ che sta accadendo nel Paese”.

Da parte sua, l’ong per i diritti dei giornalisti ‘Reporters sans frontieres‘ aveva denunciato, la settimana scorsa, arresti e aggressioni da parte delle autorita’ nei confronti di numerosi cronisti, oltre alla confisca delle edizioni dei giornali sudanesi tra il 20 e il 25 dicembre. Nel corso delle manifestazioni si calcola che siano morte almeno 40 persone, mentre centinaia sarebbero state ferite, secondo quanto riferisce oggi l’Unione dei Medici del Sudan alla radio francese internazionale Rfi.

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