Rete italica, Idee per un Commonwealth culturale

as-jill-morris

Un Commonwealth capace di riunire i 250 milioni di Italici, non Italiani, presenti nel mondo, ovvero tutte quelle persone che per ragioni economiche, culturali ed emotive si sentono vicine a ciò che l’Italia rappresenta.

A metà strada tra la raffinata provocazione intellettuale e il lancio di un vero e proprio progetto aggregativo di natura (quasi) politica, ieri mattina a Roma, Piero Bassetti – già primo presidente della Regione Lombardia, e poi deputato e a lungo numero uno delle Camere di Commercio italiane – promotore del Commonwealth degli Italici ne ha discusso all’Associazione della Stampa estera con l’ambasciatrice britannica nel nostro Paese, Jill Morris, il corrispondente del Times, Philip Willan e il giornalista Niccolò d’Acquino.

Lo stato nazionale è in crisi, e si tratta di una crisi difficilmente reversibile – ha affermato Bassetti -. Il mondo si muoverà sempre più per connessioni funzionali, e le supply chain saranno i meridiani del futuro. In questa prospettiva, sarebbe strategico provare a riunire quelle circa 250 milioni di persone che nel mondo, oggi, guardano all’Italia in un modo speciale”.

In questo numero Bassetti ricomprende sia colore che hanno dei legami genealogici con il nostro Paese ma anche, e soprattutto, tutte quelle persone che si ispirano all’Italia nel loro lavoro e nelle loro passioni. Ma nel 2018 il concetto di Commonwealth ha ancora senso? “Il Commonwealth affonda le sue radici nella nostra storia imperiale – ha evidenziato l’ambasciatrice Morris – Oggi il Regno Unito è impegnato in un profondo percorso di valorizzazione del Commonwealth per attualizzarne il modello e declinarlo sulla scia dei grandiosi cambiamenti che il nostro tempo sta conoscendo, a cominciare dal quel potentissimo driver di trasformazione globale rappresentato dall’innovazione”.

La sfida lanciata da Bassetti non è passata inosservata: già lo scorso novembre, l’Onu – attraverso l’Unaoc, l’alleanza globale delle civilizzazioni – lo ha ospitato al Palazzo di Vetro di New York per ragionare sul ruolo che una comunità degli Italici potrebbe giocare in chiave mondiale. E lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, attraverso una lettera inviata proprio in occasione dell’evento newyorchese, ha dimostrato una certa attenzione e sensibilità al progetto.

Forse non ce ne accorgiamo ma le grandi comunità si stanno attrezzando: indiani, cinesi, ispanici si stanno muovendo con decisione – conclude Bassetti – Provare a giocarsi questa partita sarebbe decisivo, sotto tutti i punti di vista, e le ricadute per il sistema-Paese sarebbero enormi”.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*