I misteri della Link Campus

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Fino a pochi mesi fa la conoscevano in pochi. Poi la Link Campus, università privata con sede a Roma, presieduta da Vincenzo Scotti, esponente politico della Prima Repubblica soprannominato Tarzan per la prontezza di posizionamento, è balzata improvvisamente agli onori della cronaca politica e giudiziaria.

Sia Scotti, che l’università, ne avrebbero fatto volentieri a meno, perché la pubblicità comincia a essere più negativa, che positiva. Anche se nell’Italia dei misteri essere nell’occhio del ciclone per qualche milione da spiegare e qualche accusa di intrallazzo spionistico, non è così grave.

Infatti, per quanto se ne sappia, le attività accademiche procedono, Scotti continua imperterrito a dire e a non dire. Intanto, oberato dai debiti, si è rivolto al tribunale fallimentare di Roma proponendo un concordato preventivo. Dell’intreccio di società e fondazioni, non si è capito molto. Le valutazioni vanno fatte con gli atti in mano, perché valgono anche i tempi e i modi delle operazioni. Che, ora, sono all’esame del tribunale.

Diciamo subito che l’ammissione al concordato non è scontata e che l’alternativa al concordato potrebbe essere un accordo stragiudiziale con i creditori o una nuova capitalizzazione o il fallimento. L’ipotesi della capitalizzazione non sembra praticabile, almeno nell’immediatezza. Se non altro, perché all’eventuale investitore non sarebbero risparmiate domande scomode.

L’accordo stragiudiziale sembra superato dagli avvenimenti. Di solito, si corre in tribunale, con la contabilità in mano e il progetto di risanamento pronto, quando le altre prospettive sono state esaurite. In tribunale, gli organi della procedura esercitano una moral suasion sui creditori, ma il potere decisionale è nelle loro mani. E i creditori devono sapere tutto e di più, per decidere se ridurre e di quanto il proprio credito. Sulla base delle ragioni offerte al loro esame e della credibilità sia di queste ragioni, che del piano di risanamento.

Siamo certi che Scotti, passato – indenne – attraverso ben altre tempeste, non si dia grande pena della situazione. A buon diritto, alla sua età. Ma, come conviene negli intrecci di intelligence, quando il meccanismo si incaglia, c’è sempre qualcosa in più da scoprire, un lato oscuro da illuminare, un velo da sollevare.

E i mentori della Link Campus potrebbero non gradire di uscire allo scoperto. Gli allievi hanno voce in capitolo, sono creditori qualificati a tutti gli effetti, ma forse finora nessuno glielo ha detto. Senza la loro presenza il concordato non vale niente.

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