MIGRANTI. TRATTA DONNE NIGERIA-ITALIA PER PROSTITUZIONE, 4 FERMI

Prostitutes stand walk on the street in Benin City, capital of Edo State, southern Nigeria, on March 29, 2017. 
In Benin City, Nigeria's capital of illegal migration, no one says the word "prostitution". The word on the street for the young girls who leave for Italy or France is "hustling". About 37,500 Nigerians arrived in Italy by boat in 2016, more than from any other African country, and most of them were from the southern city, the capital of Edo state. 
 / AFP PHOTO / PIUS UTOMI EKPEI        (Photo credit should read PIUS UTOMI EKPEI/AFP/Getty Images)

(DIRE) Palermo, 13 giu. – Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. Queste le accuse che la Direzione distrettuale antimafia di Palermo rivolge nei confronti di quattro fermati che avrebbero fatto parte di una organizzazione criminale operante tra la Nigeria, la Libia e l’Italia.

Giovani donne nigeriane venivano fatte entrare in Italia dietro la promessa di un lavoro ma alla fine erano costrette a prostituirsi per ripagare un debito di trentamila euro. I fermi, eseguiti dai finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, sono stati eseguiti tra Palermo, Napoli, Dervio (Lecco) e Bergamo. Individuato anche il presunto capo dell’organizzazione, gia’ rifugiato politico, presso l’aeroporto di Bergamo Orio al Serio. Le ragazze, avviate alla prostituzione, “si trovavano in uno stato di vulnerabilita’ psicologica – spiegano le fiamme gialle – determinato dalla celebrazione di macabri riti ‘voodoo’ posti a garanzia del debito contratto”.

I riti, eseguiti anche in Nigeria presso i templi denominati ‘shrines’, prevedevano sacrifici di animali, prelievi di unghie, capelli e biancheria intima delle vittime. L’organizzazione criminale pensava a tutto: dal reclutamento in Nigeria al viaggio in direzione Libia attraverso il continente: nel paese nordafricano le donne venivano rinchiuse in carcere per poi essere imbarcate verso l’Italia. Dopo il soggiorno nei centri di accoglienza in Sicilia, infine, venivano avviate alla prostituzione con l’obbligo di riscattare progressivamente la somma concordata per riottenere la liberta’ ed evitare conseguenze per i propri familiari rimasti in Nigeria.

A capo dell’associazione una donna nigeriana, E.T., di 35 anni: la ‘maman’, da cui il nome dell’operazione, avviava le donne alla prostituzione con minacce di morte e percosse e si sarebbe servita della collaborazione di P.G., 26enne, e S.G., 29enne, residenti in Campania e Lombardia.

Gli inquirenti definiscono la donna una “crudele promotrice del consesso criminale”, che si avvaleva anche del contributo di un italiano di 78 anni: l’uomo, con la propria auto, trasportava le donne nei luoghi di prostituzione e fungeva da vedetta per l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine.

Le indagini, inoltre, hanno fatto luce su un articolato sistema di trasferimento di denaro contante all’estero, denominato ‘Euro to Euro‘, che veniva utilizzato dalla banda per trasferire i proventi dell’attivita’: denunciati, in questo caso, due nigeriani residenti a Palermo.

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