LIBIA. RAZZI SU TRIPOLI, CORTEO NOTTURNO CONTRO ATTACCHI A CIVILI

14/10/2016 Sirte. I membri delle forze fedeli al governo della Libia National Accord (GNA), sostenuto dalle Nazioni Unite, si riuniscono nella città costiera di Sirte durante l' operazione militare per cacciare l'Isis dalla città

(DIRE) Roma, 17 apr. – Centinaia di persone hanno marciato nella piazza dei Martiri di Tripoli dopo la mezzanotte per denunciare il bombardamento di aree residenziali e l’uccisione di civili da parte delle milizie di Khalifa Haftar.

La notizia e’ riportata dal sito di informazione ‘Libya Observer’, con a corredo un video che mostra i manifestanti brandire bandiere libiche e scandire slogan. Intorno alle 23, una pioggia di razzi ha colpito Tripoli e potenti esplosioni sono state avvertite nel centro della citta’: fonti di stampa concordanti hanno riferito di almeno quattro morti e otto feriti. Continua cosi’ a crescere il bilancio delle vittime, che ieri l’Organizzazione mondiale della Sanita’ aveva aggiornato a 174 morti e 756 feriti.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha ricollocato ieri altri 150 rifugiati detenuti nel Centro di Abu Selim, nella zona sud di Tripoli, presso il proprio Centro di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility/GDF) situato nel centro della capitale libica, al riparo dalle ostilita’. Il Centro di detenzione di Abu Selim e’ uno dei tanti a essere stati colpiti dalle ostilita’ in Libia, fin dallo scoppio dei combattimenti nella capitale quasi due settimane fa. I rifugiati presenti nel Centro hanno riferito all’Unhcr di essere terrorizzati e traumatizzati dagli scontri e di temere per le proprie vite.

Lo staff dell’Alto commissariato che ieri si e’ occupato di organizzare il ricollocamento ha riferito come gli scontri fossero in corso a circa 10 km di distanza e chiaramente udibili. Nonostante l’intenzione di ricollocare un numero ulteriore di rifugiati, lo staff dell’Unhcr ha dovuto desistere a causa del rapido inasprirsi dei combattimenti nell’area. L’Alto commissariato intende riprovare a mettere in pratica tale soluzione salva-vita non appena le condizioni sul posto lo consentiranno.

“Mettere in salvo queste persone e’ una corsa contro il tempo. Il conflitto e il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza ostacolano ogni nostro sforzo”, ha dichiarato Lucie Gagne, assistente capo missione dell’Unhcr in Libia. “È necessario trovare urgentemente soluzioni per le persone bloccate in Libia, fra cui evacuazioni umanitarie volte a trasferire i piu’ vulnerabili fuori dal Paese”.

 

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