LAVORO. RIDERS BOLOGNA DA DI MAIO: FINITO TEMPO DELLE PROMESSE


(DIRE) Bologna, 4 giu. – Lo sfruttamento denunciato dai riders “e’ soltanto la punta di un iceberg delle ingiustizie prodotte da 35 anni di riforme neoliberali e neoliberiste. Senza una inversione generale su queste ultime- continua la lettera- consideriamo ogni promessa come fumo negli occhi. Senza un profilo attivo del Governo nella direzione dell’applicazione dell’articolo 41 della Costituzione (http://www.nuovomille.it/cultura-e-societa/perche-limpegno-del-mille-it-sulla-utilita-sociale-dellattivita-impresa), si sta soltanto scalfendo la superficie del problema”.
Con la Carta “abbiamo aperto le porte per una reale contrattazione con le piattaforme, istituendo innanzitutto degli obblighi a trattare con le forme organizzate dei riders.

Questo- rimarcano i fattorini- e’ un punto imprescindibile: non rivendichiamo soltanto miglioramenti delle condizioni di lavoro e del salario, ma chiediamo di essere riconosciuti come soggetto collettivo portatore di interessi particolari. Di conseguenza, nemmeno sul livello nazionale, ci interessano miglioramenti non accompagnati dal riconoscimento della contrattazione”. In un altro passaggio della lettera, poi, si sottolinea che “la legislazione nazionale risulta manchevole rispetto al lavoro nella cosiddetta ‘economia dei lavoretti’ o, peggio, va proprio in una direzione opposta al riconoscimento dei diritti basilari di chi vi lavora”.

Dunque, e’ il messaggio di Riders Union, “sfidiamo il nuovo Governo ad aprire un confronto ampio e pubblico a partire dalle organizzazioni dei riders che si stanno moltiplicando in diverse citta’, riconoscendo le nostre rivendicazioni e non illudendosi di poterle assorbire con misure spot o con passerelle mediatiche. O si apre un tavolo reale e democratico, o non ci presteremo ad alcun confronto”. Il cambiamento, concludono i fattorini, “o e’ dalla parte di chi e’ sfruttato o e’ un grande inganno”.

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