La scivolata di Rodotà


Rodotà è giurista di estrazione, è stato parlamentare e gran commis avendo svolto funzioni di garante della privacy, per la verità senza lasciare il segno per nessuna attività che non sia quella curriculare. In occasione delle elezioni presidenziali, per qualche giorno il nome di Rodotà è echeggiato nelle strade ad opera dei grillini, infatuati per decisione sovraordinata di una persona che probabilmente fino ad allora non sapevano nemmeno chi fosse, e nelle aule parlamentari. In seguito sono subentrate le frizioni con Grillo e le polemiche sul rapporto con Prodi. L’occupazione del teatro Valle a Roma, che si sta protraendo da due anni ed è rimbalzata agli onori della cronaca in occasione dell’ennesimo proclama, ha impegnato la preparazione giuridica di Rodotà che ha attribuito al modello “un rigore giuridico impeccabile” a difesa della cultura e del bene comune. Criticato da qualche commentatore per l’avventatezza del giudizio favorevole all’occupazione malgrado lo stato di illegalità, Rodotà è ricorso alla sua abilità di giurista per distinguere il suo commento dal caso e la polemica non ha avuto seguito. Bruno Vespa, che si professa esperto di vini e infatti cura una  rubrica per un noto settimanale, non cessa di sostenere che la mancata elezione di Rodotà abbia pregiudicato la fornitura della cantina quirinalizia, essendo, a quanto pare, l’eccelso giurista anche un eccelso sommelier. Un’occasione mancata per la diffusione dei vini italiani!

 

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