LA FAMIGLIA DI PADRE DALL’OGLIO: “NON SIAMO RIUSCITI A SAPERE NULLA. MA NOI CI CREDIAMO ANCORA”.

(da S) Immacolata Dall'Oglio, Giovanni Dall'Oglio e Francesca Dall'Oglio alla Stampa estera durante una conferenza stampa a sei anni dal sequestro di padre Paolo Dall'Oglio, Roma 29 luglio 2019. ANSA/GIUSEPPE LAMI

“Dopo 6 anni è ora che noi familiari possiamo arrivare ad avere una percezione reale e con riscontri che del lavoro è stato svolto e si sta svolgendo”.

Questo l’appello lanciato ieri dalla famiglia di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano scomparso in Siria il 29 luglio 2013, durante una conferenza stampa tenutasi presso la sede dell’Associazione Giornalisti amici di padre Dall’Oglio, nel giorno dell’anniversario della sua sparizione. Un grido volto a richiedere maggiore trasparenza alle autorità, a partire dalla Farnesina, e delle conferme, dal momento che per tutto questo tempo i fratelli, hanno dichiarato, non sono riusciti a sapere nulla.

Francesca Dall’Oglio, accompagnata dai fratelli Giovanni ed Immacolata, hanno ricordato la vicenda di padre Paolo, fondatore del monastero siriano di Mar Musa, sgradito perché simbolo del dialogo tra cristiani e musulmani, e per questo rapito da un gruppo di miliziani a Raqqa, Capitale del Califfato islamico. Di padre Dall’Oglio, in questi anni, si hanno avuto solo notizie sporadiche ed incerte, nessuna delle quali ha avuto conferma o smentita dagli inquirenti italiani, nonostante, come ha ricordato la sorella, Raqqa sia ormai libera dall’Isis ed occupata dagli alleati della Nato.

“Prove di vita o di morte non ce ne sono, quindi la speranza è legittima. Noi ci crediamo ancora”, ha dichiarato il fratello Giovanni, speranza alimentata dalle dichiarazioni fatte circolare lo scorso aprile da alcuni combattenti curdi, secondo cui il padre sarebbe ancora vivo.

Ma se la fiducia da parte dei familiari nei confronti delle istituzioni competenti è ormai minima, cresce invece la percezione che il ritrovamento di padre Paolo sia in realtà “oggetto di interessi politici contrastanti, non necessariamente solo italiani”. Ipotesi confermata dall’annuncio del dipartimento americano di aver messo in palio ben cinque milioni di dollari a chi darà notizie su Dall’Oglio e altri quattro religiosi sequestrati.

I familiari di padre Paolo non hanno voluto dimenticare, inoltre, le migliaia di persone che sono scomparse dal 2011, sequestrate ed uccise durante la guerra in Siria, e delle quali non si hanno notizie, come per il gesuita. Ricordate anche dal portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, ieri presente alla conferenza, secondo il quale “per la Siria non potrà esserci futuro se non si risolverà il dramma degli scomparsi. Non si può pensare al domani, infatti, se così tante famiglia non hanno alcuna notizia dei proprio parenti”.

 

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*