DONNE CHE HANNO ROTTO IL SILENZIO: il Time le sceglie come “persona dell’anno” 2017

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Silence Breakers”, così sono state definite le donne che hanno scelto di rompere il silenzio e di denunciare le molestie sessuali subite, dal caso di Harvey Weinstein in poi. Il Time ha voluto dar loro omaggio scegliendole come “person of the year 2017”, o forse sarebbe meglio direi “persons”  in quanto non si tratta di una singola personalità,  ma di un vero e proprio (numeroso, ahinoi) gruppo di donne e uomini, ritrovatisi grazie all’hashtag #metoo. Il movimento ha messo radici su twitter da poche settimane, ma si sa, come spesso accade quando ci sono di mezzo i social network, in pochissimo tempo ha coinvolto migliaia di soggetti. In Italia quasi simultaneamente è nato un trend simile (#quellavoltache), e così in altri paesi, in un meccanismo per cui coloro che avevano trovato il coraggio hanno trainato chi fino a quel momento non era riuscito a uscire allo scoperto.

Alyssa Milano è il personaggio pubblico (attrice di famose serie tv americane, tra cui “Streghe”) che ha dato il via al fenomeno. È stata la prima a trovare il coraggio di affrontare pubblicamente la questione. In un tweet ha invitato le altre donne ad uscire allo scoperto, a denunciare – almeno pubblicamente, se non giudiziariamente – il fatto di essere state oggetto di molestie. Perché l’attenzione, per una volta, fosse puntata sulle vittime e sulla loro quantità, piuttosto che sui carnefici.

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Sono cinque le donne che la rivista Time ha scelto di mettere in copertina (Ashley Judd, Taylor Swift, Susan Fowler, Adama Iwu e Isabel Pascual), alcune famose, altre meno. Fa intuire che le donne coinvolte sono molte di più rispetto a quelle che si sono prestate a farsi fotografare, con una figura femminile che si scorge solo per metà, di cui non ne se può vedere il viso.

Sia chiaro, la scelta del Time non avviene secondo motivazioni di tipo etico o ideologico. Come ha spiegato nel 1998 l’allora caporedattore Walter Isaacson, il riconoscimento va a chi ha più influenzato, nel bene o nel male, le nostre vite e il mondo dell’informazione. In questo caso il detto “ l’importante è che se ne parli” è vero fino ad un certo punto: quello che conta, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, è che la cosa non resti semplicemente lo sfogo di donne vittime di violenze, o l’ennesimo scandalo destinato  ad essere dimenticato dopo pochi giorni, ma l’occasione per “fare giustizia” (non solo a parole ma coi fatti).

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