CONFASSOCIAZIONI PER AMATRICE: LA RINASCITA PARTE DAL LAVORO

locandina

Approccio concreto ai problemi. Questo, in tre parole, è il contenuto del convegno Confassociazioni per Amatrice, Confassociazioni per l’Italia e del Terzo Forum Formazione all’Amatriciana – Competenze, scenari, opportunità.

Avendo constatato che dopo un anno le macerie sono ancora sul posto, Sergio Gaglianese, vice presidente di Confassociazioni Immobiliare e ideatore del forum Formazione all’Amatriciana, ha proposto questo incontro per il rilancio di Amatrice come simbolo del rilancio dell’Italia ed ha invitato a confrontarsi i diversi segmenti della società: istituzioni, partiti, sindaci, professionisti, imprese, rappresentanze.

Il presidente Angelo Deiana ha usato una bella metafora per descrivere il modo in cui opera Confassociazioni: una staffetta in cui si corre con i primi senza dimenticare gli altri. Per questo, dopo il primo Forum a ottobre 2016 (in piena emergenza sisma), c’è stato un secondo Forum a luglio, in cui si è constatato come il sistema faticasse a rimettersi in piedi. A dicembre il Terzo Forum con la consapevolezza di una urgenza operativa: con fondi mal distribuiti e norme complicatissime, la priorità non consiste solo nella ricostruzione delle case ma anche in azioni rivolte ai giovani e alle imprese, ovvero a rimettere in moto il lavoro. Servono competenze, intelligenze e voglia di fare: ci vorranno forse dieci anni per ricostruire le case, ma a quel punto giovani e imprese saranno andati via.

Maurizio Mangialardi, vice presidente ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e sindaco di Senigallia, ha spiegato che mediaticamente il sisma sembra aver toccato 4-5 località, mentre solo nelle Marche sono stati danneggiati 87 comuni. In tempi brevi non ci sarà più una comunità; i sindaci lo sanno bene, sono in prima linea, e devono fornire risposte concrete ai loro cittadini che chiedono di dare respiro alle realtà locali e rilanciarle. Ma le risposte devono arrivare anche dalla politica: il patto di stabilità ha bloccato la manutenzione di scuole, fiumi, territorio. Trascuratezze dagli effetti devastanti e dai costi altissimi. Nel caso di Amatrice, in particolare, è stato spiegato che da dieci anni si segnalavano zone con grave pericolo di frane, ma nulla è stato fatto.

Come ha ben sintetizzato Paolo Righi, presidente di Confassociazioni Immobiliare, non sappiamo affrontare gli eventi naturali: passiamo dalle alluvioni ai terremoti in una continua gestione dell’emergenza, senza alcuna programmazione di lungo periodo, i cui costi economici e di vite umane ricadono sempre sui cittadini: anziché parlare di smart city o di industria 4.0 siamo fermi al cambio di destinazione d’uso. In più con una pressione fiscale del 63,4% che è un killer delle imprese.

Anche Riccardo Alemanno e Franco Pagani – rispettivamente vice presidente vicario e vice presidente vicario aggiunto di Confassociazioni – ribadiscono la necessità di programmazione e di minore carico fiscale, ma Alemanno sottolinea che la prima colpa è da imputare al debito pubblico, che uccide il nostro paese senza che nessuno se ne assuma mai la responsabilità.

Molte volte, e purtroppo a ragione, nell’edilizia è stata individuata una delle cause del degrado del territorio italiano. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia. L’edilizia può essere un volano di crescita: il rispetto delle regole annullerebbe l’equazione edilizia = scempio del territorio. Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, ne ha infatti evidenziato il ruolo importante nel recupero e nella messa in sicurezza degli immobili, come pure nelle azioni da mettere in campo per il risparmio energetico. Federica De Pasquale, vice presidente per le Pari Opportunità di Confassociazioni, ha sottolineato l’importanza della legge per il sostegno e la riqualificazione dei piccoli comuni e il recupero dei loro centri storici: fortemente voluta da Ermete Realacci – che l’ha portata avanti con grande determinazione – questa legge inquadra il recupero nel lungo periodo, e potrebbe incentivare la proprietà diffusa e la valorizzazione del patrimonio culturale. L’economia riparte con le infrastrutture, la manutenzione del patrimonio immobiliare, la digitalizzazione, la promozione del turismo e dell’artigianato.

Prendiamo ad esempio il caso de L’Aquila. Come ha spiegato Stefano Cianciotta, presidente dell’Osservatorio Nazionale Infrastrutture di Confassociazioni, quando la ricostruzione si fa con le idee, la digitalizzazione e il polo tecnologico i ragazzi restano. Nel capoluogo abruzzese la rinascita è partita sia dall’imponente patrimonio artistico e culturale della città che dall’Università, che ha fatto diventare L’Aquila la prima città di sperimentazione 5G. Non si può rinunciare allo sviluppo per timore della corruzione negli appalti: bisogna invece imporre regole chiare e controlli trasparenti.

Uno scorcio della Pinacoteca del Tesoriere durante il Forum all'Amatriciana - Foto di Fabio Riccioli
Uno scorcio della Pinacoteca del Tesoriere durante il Forum all’Amatriciana – Foto di Fabio Riccioli

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi ha spiegato che la sua città era un esempio di comune virtuoso: differenziata al 60%, fibra gratis, biblioteca, centro anziani, palazzo dello sport, pista di pattinaggio… oggi non c’è più niente. Pirozzi ha sottolineato amaramente che questa parte del centro Italia è abbandonata da anni: gli investimenti sono per i grandi centri, ai piccoli restano – se restano – solo le briciole, e si dimentica il valore storico di queste località. Dopo il terremoto, quando tutti parlavano di casette, lui aveva detto che c’era il problema del lavoro e che servivano regole intelligenti individuate insieme a chi conosce il territorio e il suo tessuto produttivo. L’esenzione dei contributi, ad esempio, era stata negata alle imprese familiari, che nel territorio di Amatrice sono il 90%! Incredibilmente, c’è voluta una lunga battaglia per inserire un emendamento. I fondi per i comuni della zona rossa del Lazio sono irrisori, ma a tutti i costi vanno portati a compimento due interventi prioritari: 1) mettere in sicurezza il territorio delle 10 aree R4, ovvero a rischio idrogeologico molto elevato; 2) realizzare le infrastrutture: acquedotti, fogne, illuminazione.

Finora siamo riusciti a complicare modelli funzionanti, come ha ben sintetizzato l’on. Catia Polidori; concorda totalmente con Sergio Pirozzi sulla necessità di dare più poteri ai sindaci, perché conoscono il territorio e le persone che lì vivono e lavorano. La politica deve semplificare, perché la burocrazia impedisce di fare cose di buon senso. Anche se riusciremo a pianificare azioni per il lungo periodo, l’emergenza si verificherà sempre: allora prepariamo un decalogo semplice con principi base che vadano bene sempre e dovunque.

Durante il Forum, formatori e startupper hanno presentato le loro iniziative e spiegato in che modo possono sostenere la ripresa di Amatrice, dal punto di vista sia psicologico che operativo: da Paolo Svegli a Virginio De Maio (col suo progetto di formazione attraverso i film Filmatrix), da Stefano Versace (in collegamento da Miami ha raccontato la storia del suo America Ice Dream) a Giuseppe Naccarato con la guida turistica ViaggiArt, da Menia Cutrupi – super simbolo di resilienza – con i Cofanetti di coccole a Luca Quagliano con l’originale cocktail in busta NIO (Needs Ice Only) e molti altri. Tutti accomunati da ottimismo, immaginazione, voglia di sognare.

Il brand della rinascita di Amatrice è frutto della creatività di Celestino Ciocca (inventore del brand Eataly), che ha creato per Amatrice il marchio “Amatric’è – Una terra che non trema”. Una città che esiste nonostante tutto, che vuole rimettersi in piedi e ricostruire il tessuto sociale, imprenditoriale e agricolo che l’ha resa famosa nel mondo. Amatrice non deve ri-partire, ma partire dal territorio: togliere quel ri- restituisce valore al territorio e fa perdere la dimensione emergenziale.

E allora quali potrebbero essere le parole chiave per il futuro di Amatrice? Innovazione, cambiamento, collaborazione, dignità, coraggio, creatività, memoria, identità, positività. Se proprio a quest’ultima vogliamo dare carta bianca, concludiamo con le parole di Antonio Gramsci citate da Stefano Paneforte, docente di Organizzazione e gestione delle risorse umane nell’Università di Roma Tor Vergata: è meglio usare l’ottimismo della volontà che il pessimismo dell’intelligenza.

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