BAGHERIA. RACKET DELLE SEPOLTURE, 34 INDAGATI E SETTE ARRESTI


(DIRE) Palermo, 9 nov. – Una associazione a delinquere che “condizionava” le attivita’ all’interno del cimitero comunale di Bagheria, nel Palermitano, “controllando” le estumulazioni e le tumulazioni delle salme attraverso una “corruzione sistematica e reiterata”. Questo l’asse portante delle accuse formulate nei confronti di dieci indagati nell’operazione ‘Caronte’ portata a termine dai carabinieri della cittadina alle porte di Palermo.

I militari hanno eseguito una ordinanza emessa dal gip di Termini Imerese. Gli indagati sono complessivamente 34, di cui sette finiti agli arresti domiciliari mentre per altri tre e’ scattato il divieto di dimora. Queste le accuse: associazione per delinquere, corruzione, violazione di sepolcro, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere, distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, falsita’ ideologica commessa dal privato in atto pubblico e violazione degli obblighi di sorveglianza speciale.

Le indagini, nate nel maggio 2017, sono andate avanti attraverso l’acquisizione di documenti al Comune di Bagheria. Tra i 34 indagati anche due funzionari del Comune di Bagheria. Secondo gli investigatori alla guida della banda ci sarebbe Pietro Mineo, che lavora all’interno del cimitero. I carabinieri parlano di “ripetuti episodi di corruzione commessi da imprenditori di onoranze funebri e da provati cittadini in favore dei dipendenti comunali” appartenenti alla banda. L’obiettivo sarebbe stato quello di ottenere “una rapida tumulazione” delle salme indipendentemente dalle normali trafile e dai consueti tempi di attesa.

“Molteplici delitti contro la pieta’ dei defunti – spiegano i carabinieri della Compagnia di Bagheria – propedeutici a liberare loculi all’interno del cimitero da destinare a salme ‘segnalate’ dai corruttori”. Tra gli indagati anche due persone “riconducibili” alla famiglia mafiosa di Bagheria, che portavano avanti i loro incontri in una agenzia funebre.

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