di Nuovo M.i.l.l.e. | pubblicato il 19 luglio 2011 | in Economia, Politica, Società
Carl von Clausewitz riteneva che la guerra fosse la prosecuzione della politica con altri mezzi e, malgrado la sua personale attitudine alla marzialità, conoscendo le asprezze della guerra, auspicava il ritorno alla politica. Le dimensioni e gli effetti della (cosiddetta) speculazione finanziaria del 2011 consentono di integrare la formula, sostenendo che la speculazione sia la prosecuzione della guerra con altri mezzi. La politica, italiana, europea, nordamericana, è venuta meno, per insipienza, cedevolezza, complicità, alla opposizione di un contrasto efficiente, a tutela del benessere dei cittadini e delle ragioni di rappresentanza degli interessi nazionali. Delle aggressioni speculative, che speculative non sono, perché non presentano il margine di rischio dell’insuccesso caratteristico dell’investimento in genere e dell’investimento speculativo in particolare, sono note le origini, le alleanze, le modalità operative, le risorse approntate, le ricadute, e si possono presumere le finalità, l’occupazione dell’economia reale, sostenuta dalla disinformatia e dalle infiltrazioni di vario livello, e l’esercizio del potere politico autoritario. Le insondabili e inattendibili ragioni di crisi del 2008 hanno svolto un’azione preparatoria e nei tre anni successivi i soggetti più deboli hanno subito la potenza di fuoco delle aggressioni preordinate. Guido Rossi propone la costituzione di un’agenzia di rating europea. Ma quando la casa brucia, si può spegnere il fuoco con un secchiello? Il parlamento approva la manovra, dolorosa, sperequata e forse inutile. La società internazionale non reagisce, ma soprattutto non offre risposta al quesito fondamentale (cosa accadrà quando i rendimenti non saranno più soddisfatti) rendendo evidente l’azione strumentale della cosiddetta speculazione finanziaria.

