Mediaset Vivendi, l’importanza del progetto

L'insegna di Mediaset a Milano. ANSA / UFFICIO  STAMPA MEDIASET +++NO SALES - EDITORIAL USE ONLY+++

E’ guerra di informazione non meno che di contenzioso giudiziario. Marina Berlusconi scrive al Corriere della Sera per dire la sua e il giorno dopo il presidente di Vivendi, tra l’altro un suo ex dirigente, le risponde sullo stesso giornale, apparentemente costernato che le proposte della sua società siano state fraintese.

E offre un ramoscello di olivo che non sarà accettato. Perché la posta in gioco non è l’alleanza o la rottura in un ramo periferico della galassia Mediaset, ma il controllo dell’impero, nel momento della massima debolezza del dominus Berlusconi, finora protagonista incontrastato dell’impresa, all’interno e all’esterno. Nel confronto anche il conflitto con De Benedetti, che ha nuociuto non poco alle finanze del gruppo, rischia di impallidire. Non si può pensare, infatti, che Bolloré, azionista di controllo di Vivendi, un personaggio in Francia e anche in Italia per varie vicende di affari, ci abbia provato o abbia fatto una corsa in avanti senza garantirsi un sostegno adeguato o, alle brutte, la ritirata in buon ordine.

Però la reazione di Mediaset è stata pronta e non appare sguarnita di argomenti.

Anche se, in tema di contratto su progetto economico, che, per definizione, regola previsioni complesse, soggette a influenze in parte incontrollabili, il confronto ex ante è ben più complicato che ex post. In concreto, se il conflitto fosse scoppiato in corso o alla fine dell’investimento, dati alla mano, l’esecuzione del contratto avrebbe dimostrato capacità e incapacità delle parti, l’effettività dei rispettivi contributi, l’eventuale influenza degli imprevisti e così via, consentendo agli avvocati di esaminare una vicenda complessa ma completa in ogni sua parte. Il conflitto nello stadio iniziale del rapporto, sulla base di una rivisitazione di elementi previsionali da parte di consulenti terzi, introduce un altro fattore previsionale, soggetto ad argomentazioni ma non a controllo effettivo.

Infatti, in base alle notizie finora filtrate, Vivendi argomenta sulla necessità di un suo controllo dell’investimento dalla stanza dei bottoni, per essere in grado di influenzare almeno le scelte infragruppo di Mediaset e i volumi di investimento in un senso piuttosto che in un altro. Il punto di vista di Vivendi è chiaro, così come è comprensibile il punto di vista di Mediaset che teme la limitazione dei poteri della famiglia Berlusconi, come naturale conseguenza di un contratto tra soci di controllo, e l’evenienza della scalata, visto che il flottante di Borsa consente, in prospettiva, operazioni di rastrellamento del titolo e di offerta al pubblico.

Quindi, in effetti, Mediaset lotta per la sopravvivenza e non può accettare l’offerta apparentemente conciliativa di Vivendi.

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