La discutibile polarizzazione di Papa Francesco


Papa Francesco non cessa di stupire. In occasione dell’ultimo concistoro, nominando 17 nuovi cardinali, ha parlato di virus della polarizzazione e dell’inimicizia, così attribuendo alla parola “polarizzazione” un significato inequivocabilmente deteriore. I giornali hanno rilanciato l’espressione, per lo più acriticamente, come se fosse scontata sia la conoscenza della parola (al di fuori del naturale contesto degli studi di fisica), che l’implicazione sociale e, forse, teologica, nella prospettiva del latente conflitto tra bene e male. Salvo riassorbirla nei giorni successivi nel pastone delle notizie.

Invece, questa parola, pronunciata dal Papa nella circostanza del concistoro, nel tempo dei conflitti etnici e delle migrazioni di massa, naturali e provocate dal disegno di destabilizzazione che caratterizza il Medio Oriente e il Mediterraneo, forse ingenuamente suggerita dal Papa emerito che la apprese da Romano Guardini, un teologo italo – tedesco scomparso nel 1968, rappresenta una svolta nell’insegnamento della Chiesa ed è destinata a ripresentarsi nel dialogo del Papa con i fedeli. Del tutto contraddittoria, peraltro, con il rispetto della specificità della persona e delle tradizioni che provengono dalla persona e appartengono alle comunità locali di origine familiare e comunale. Nell’accezione adottata da Papa Francesco, in discordanza dalle ipotesi di studio formulate da Guardini, ricercatore virtuoso dell’equilibrio tra la persona e l’ambiente, la polarizzazione assume il significato di contrapposizione colpevole (attribuita, tale colpa, al popolo italiano nell’allocuzione concistoriale) all’ondata migratoria che invade e inquieta l’Italia. E si connota di una cifra mondialista, che in passato la Chiesa ha costantemente condannato, per privilegiare l’attenzione alla persona e alle tradizioni che segnano il progetto di vita delle famiglie e la successione dei rapporti intergenerazionali.

Non a caso, il conflitto tra Chiesa e Massoneria, che si propone come istituzione della persona nel mondo e nel tempo, è stato sempre acceso. Con questa affermazione Papa Francesco non si propone tanto come assertore della teologia della liberazione, fortemente presente nella cultura della sua società di provenienza, ma come precursore di una Chiesa aperta alla composizione delle culture al limite del sincretismo. Confidiamo che dalla Chiesa vengano pronunciate parole di saggezza e di comprensione per la società italiana che soffre come non mai dalla fine della guerra e dal Vaticano vengano segnali di rispetto per la politica del Paese che lo contiene con l’impegno della reciproca libertà e lo protegge.

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