Il pensiero di Panebianco, libero o unico?

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Angelo Panebianco è stato dileggiato durante una lezione da un gruppo di studenti “antagonisti” che non hanno apprezzato un suo articolo di fondo sulla Libia pubblicato nei giorni precedenti dal Corriere della Sera. Ne è seguita la presa di posizione del ceto universitario che ha indetto una petizione (!) a suo sostegno, sottoscritta in brevissimo tempo da centinaia di docenti e ricercatori. Nel frattempo Panebianco non è rimasto con le mani in mano e ha scritto sul Corriere, che lo tiene da anni in grande considerazione, un articolo (che un tempo si sarebbe definito una articolessa) sul “pensiero libero “ (il suo).

Panebianco comincia con il pluralis maiestatis riferendosi alle “vicende nelle quali siamo coinvolti personalmente” e teme che “l’emotività ci prenda la mano, ci tolga la lucidità”. Poi prosegue con una analisi un po’ raffazzonata del ’68, di cui, data l’età, dovrebbe avere una personale memoria, sostenendo che, diversamente da altri paesi, il ’68 in Italia si è concluso nel 1978 con l’omicidio di Aldo Moro. Non menziona, però, i “compagni che sbagliano”, che del ’68 non rappresentano una deviazione, ma il cancro. E non ricorda che lo scempio di Moro e della sua scorta, che non si ricorda mai abbastanza, presenta tuttora inquietanti profili irrisolti e che molti “valorosi” guerrieri del ’68 sono diventati cattedratici, filosofi, opinionisti, direttori di giornali, maitre a penser, portatori, sani per sé stessi, ma meno per gli altri, del pensiero unico.

Per cui, chi è omologato, anche se non è proprio una cima, fa strada, ad esempio all’università, e chi non è omologato o va all’estero o si arrabatta. Comunque il Corriere e gli altri giornali non gli danno voce, se non per dimostrare periodicamente una libertà di pensiero, organica al sistema, che, in effetti, non esiste o, almeno, non è riferita e dibattuta nei giornali. Che mancano al loro mestiere e infatti la gente non li compra. Quale è lo stato dei conti del Corriere della Sera, primo giornale nazionale, e del Sole 24 Ore, primo quotidiano economico? Pauroso! Forse non è un caso che le due flotte malmesse stiano veleggiando una verso l’altra. Allora, Panebianco si svesta dell’eccesso di autostima e, potendo, promuova sul Corriere e all’università dibattiti sulla Libia e sulle sorti di una società nazionale sempre più malmessa a causa di un ceto dirigente cieco, sordo e inadeguato.

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