Falcone tradito 25 anni fa, il Paese tradito oggi


In occasione dell’anniversario dell’attentato a Falcone sono stati rievocati anche i tradimenti personali e professionali subiti da lui e da Borsellino, assassinato poco dopo. Falcone, che non faceva mistero di essere osteggiato anche in ambiente giudiziario, non imputava l’inimicizia alle Istituzioni rappresentate dai suoi detrattori, ma alle persone che le incarnavano. La precisazione era ed è d’obbligo, anche se nel linguaggio comune si tende a non distinguere, perché l’Ordine costituzionale, democratico repubblicano, sanziona le persone che tradiscono il ruolo, non le Istituzioni (in effetti vittime del tradimento).

Il principio è chiaro. Diventa meno chiaro, e disapplicato, quando alcune persone delle Istituzioni tradiscono le funzioni, magari alleandosi tra loro, e le funzioni dello Stato non intervengono per prevenire o reprimere. In tal caso, la dimensione delle complicità e l’involuzione dell’Ordine costituzionale possono concretizzare un cambiamento progressivo dei principi e delle regole fino al sovvertimento, di fatto al Colpo di Stato. Tale, perché la Costituzione italiana non consente lo stravolgimento dei principi della Democrazia, né di fatto, né di diritto. In merito a tante nuove regole introdotte nell’Ordinamento ci si chiede, infatti, se siano legittime, cioè conformi alla Costituzione, e, non di rado, viene investita la Corte Costituzionale.

Viceversa, tanti fatti contrari alla Costituzione, consentiti da comportamenti di persone inserite nelle Istituzioni, contrari a principi e a leggi di vario rango, non vengono denunciati e sanzionati, nemmeno con la rimozione delle persone. Che, nel ruolo, acquisiscono sempre maggiore potere, in complicità con altre persone di altre Istituzioni, e pregiudicano il sistema democratico e repubblicano. Falcone, che diceva “si può sempre fare qualcosa”, è stato ucciso. Molto probabilmente perché non parlasse. Così come Borsellino, la cui ormai famosa agenda rossa è scomparsa dal teatro della strage. Ad opera di chi, se non di un infedele uomo dello Stato?

I fatti contrari alla Costituzione e alle leggi che governano il Paese (tramite le tre funzioni repubblicane) sono davanti agli occhi di tutti. Sono illegali. Sovvertono l’Ordine dello Stato. Non sono infortuni della democrazia. Sono riconoscibili, circostanziati. Si incarnano in nomi e cognomi. Qualcuno deve fare qualcosa.

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