Una Destra mai nata

20000914-BARI- POL CASA DELLA LIBERTA', LEADER A BARI. Stretta di mano tra i  leader del Polo, da sin.  Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini rocco Buttiglione Umberto Bossi, e Silvio Berlusconi. Dario CaricatoAnsa -cd

Un tempo era il Msi, erede di tradizioni nazionali e assertore di valori intrisi di lealtà e rigore morale. O almeno così sembrava agli elettori, che per cinquanta anni lo hanno mantenuto in vita, pagando in proprio l’esclusione dalle opportunità di vita professionale e culturale. Perché, in realtà, i pochi rappresentanti eletti nelle varie assemblee erano esclusi dalle combinazioni di governo, ma non da tutto il resto, non dalle prebende, dalle pensioni, dai privilegi del potere, che, all’occorrenza, erano chiamati a soccorrere. Fino al 1994, alla “scesa in campo” del Cavaliere, gratificato nelle urne dall’anima libertaria del popolo italiano, inquieto per le prospettive di successo della gioiosa macchina da guerra di Occhetto, inaffidabile coautore della svolta della Bolognina.

Il Msi è diventato An. Fini, che nel partito aveva vissuto alterne vicende, non tutte limpide, forte, tuttavia, dell’eloquio appreso da Almirante, dotato di un gradevole accento e di una notevole autostima, è stato l’alleato prezioso della stagione, che, dalla tradizione sociale cattolica, avrebbe dovuto volgere alla conquista delle libertà democratiche, declinate nelle opportunità di impresa e di competizione meritocratica. In una parola, il liberalismo, caro alle ambizioni dei patrioti che hanno fatto l’Italia, ma mai realizzato.

Berlusconi non aveva capito il Paese (ma ha rimediato prontamente, anche avvalendosi del Bossi despota della Lega dei primordi, affamato di tutto) e il Paese non ha capito lui, fino a tempi recentissimi. Il fallimento del Pdl, il declino inarrestabile di Forza Italia, la composizione occasionale e miracolistica del ceto dirigente del partito, trasferito nei governi che si sono succeduti negli anni 2000, hanno segnato (insieme ad una Sinistra altrettanto inadeguata, occasionalmente becera e ladrona) le sorti del Paese, offrendo il fianco alle insidie dei Paesi “alleati”. Da cui sono venute le edizioni dei governi tecnici e l’offerta grillina, frutto di disperazione, sostanziata nel M5S.

Ora Berlusconi minaccia una nuova scesa in campo. Ha studiato Parisi e l’ambiente che lo sostiene, bocciando ingenerosamente la persona (non è da lui, la frizione tra i due c’è stata e non appare sanabile) come un pretenzioso, ma inadeguato, consigliere comunale di Milano. A Roma la Meloni si sbraccia ancora come novità della politica e come risorsa della Destra, che, però, non potrà rinascere dalle sue ceneri, novella Fenice cara alla mitologia destrorsa, perché non è mai nata.

E, al di fuori dalle prospettive di sostegno del governo in carica, unico, vero, argine contro la rovina della società nazionale, non avrà ruolo per un lungo tempo.
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