D’Alema all’attacco della segreteria


Nel corso della campagna referendaria ha giurato che non si sarebbe più candidato a nulla. Ha detto più volte che ha già un impegno di lavoro assorbente. Che è continuamente chiamato a incontri e conferenze in America e in Europa. Ma evidentemente il demone della politica ha preso il sopravvento. E il risultato del referendum lo ha giustamente gasato. Se Renzi si è intestato la sconfitta, D’Alema, il rappresentante più brillante del fronte del No, si è intestato la vittoria e ora vuole metterla politicamente a frutto.

Non si è ancora capito se si stia candidando di persona alla segreteria, o se voglia mettere Renzi alla porta per interposta persona, ma di certo D’Alema ha un progetto politico di lungo termine, che passa anche per il controllo del partito. O almeno di una frangia del partito. In altri tempi (a lui peraltro noti per personale esperienza) sarebbe stato accusato di frazionismo, un capo di imputazione gravissimo per gli iscritti al Pci, in cui dominava il famoso centralismo democratico (in un prossimo articolo diremo cosa era effettivamente). La punizione poteva giungere alla espulsione dal partito con ignominia. Che per quei tempi e per quelle persone, cresciute nel rispetto (e nel timore) del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, di stampo staliniano, era la fine.

Ora naturalmente non è più così. E infatti D’Alema non si fa scrupolo di organizzare il fronte interno. Non gli sarà facile, però, come per il referendum. Perché i rapporti di forza all’interno del partito sono invertiti. Renzi è ancora il personaggio dominante. E anche perché la frazione potrebbe raccogliere qualche consenso all’interno, ma non all’esterno. Come hanno dimostrato altre fughe in avanti o all’indietro. Ma D’Alema è conscio, molto conscio, delle sue capacità e potrebbe scommettere su sé stesso più di quanto altri gli riconoscano. E comunque la frazione nuocerebbe a Renzi e questo per D’Alema, assetato di rivalsa, sarebbe già un ottimo risultato. Poi avrebbe i fari dei media, che dice di non amare, ma senza i quali nella nostra società non si esiste, puntati su di lui. E questo, per uno che ha vissuto di notorietà, controversa, ma indiscussa, vale più di qualsiasi cosa. Anche dell’accusa di frazionismo. Tanto non c’è più il rischio della Siberia.

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