Zingaretti, cambia musica

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Le elezioni regionali in Emilia Romagna saranno la prova dell’esistenza in vita del Pd. Se Bonaccini avrà la meglio, il Pd avrà ancora voce in capitolo nella politica italiana. Se perderà, il Pd sarà sostituito a sinistra da Italia Viva, dai Cinque Stelle in formato ambientalista e da qualche sacca di resistenza veterostalinista.

Non è una bella prospettiva per il Pd e nemmeno per la politica, perché un solido, affidabile partito democratico a sinistra, in teoria, è necessario. E’ garanzia di alternanza e di democrazia. Qualcuno più ascoltato di noi lo dovrebbe dire a Zingaretti e Co., che stanno facendo di tutto per perdere. Di nuovo. Come se la lezione del 4 marzo (politiche 2018) non avesse insegnato niente.

Il Pd ha perso le elezioni politiche dell’anno scorso perché ha abbandonato il suo elettorato tradizionale in favore dello jus soli e dei diritti civili, dimenticandosi dei diritti sociali. Le periferie hanno reagito e hanno votato i Cinque Stelle e la Lega. Ora Zingaretti a Bologna riscopre lo jus soli e aggiunge lo jus culturae, che è la stessa pappa in salsa scolastica.

Non si è ancora capito se le sardine (un’invenzione prodiana) si schiereranno con la segreteria del Pd, o se vorranno dare vita a qualche lista civica, e con quale manifesto, oltre l’opposizione alla Lega. Di certo, il Pd è nel caos più totale, in Emilia Romagna e in tutta Italia.

Ci manca solo che Emanuele Fiano, altro artefice della sconfitta del 4 marzo, riparta con il refrain antifascista, e la frittata è fatta. Qualcuno glielo dica a Zingaretti: cambia musica.

 

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