Washington, attacco al potere


Nel giorno della ratifica dell’elezione di Biden, nella città di Washington, il Senato è stato invaso e occupato per alcune ore da un folto gruppo di manifestanti pro Trump, che hanno esibito l’eloquente cartello “stop steal” (ferma il furto elettorale).

Una manifestante è stata ferita con un colpo di arma da fuoco al petto ed è morta in ospedale. Numerosi cittadini si sono riversati nelle strade, violando il coprifuoco disposto dalle norme anti Covid-19, e hanno manifestato a lungo. Ci sono stati scontri con la polizia e arresti. Le manifestazioni si sono estese in altri Stati.

Nel Senato sgombrato e ripulito sono riprese le operazioni di ratifica dell’elezione di Biden. Nel corso della manifestazione hanno parlato ai cittadini, tramite la televisione, sia Biden che Trump, il primo esecrando l’avvenimento, il secondo invitando i manifestanti a tornare a casa, ma insistendo, a sua volta, nell’accusa di brogli elettorali.

Barbara Palombelli ha dedicato tutta la lunga puntata di Stasera Italia, in diretta, all’evento. Il servizio è stato ottimo. Quasi tutti gli ospiti, con alcuni distinguo, hanno condannato l’invasione del Senato, giungendo a chiamare i manifestanti terroristi.

Paragone, Capezzone, Maglie, Brambilla e Sgarbi, invece, non si sono uniformati al coro della condanna indiscriminata e hanno riconosciuto le ragioni dei manifestanti. Che da Trump, a torto o ragione, ritengono di avere avuto la voce e la rappresentanza politica negate dalle amministrazioni dei predecessori.

La realtà americana è complessa. Ci sono due Americhe, ha detto Alan Friedman, ospite della trasmissione: quella delle persone che sanno leggere e scrivere e quella dei bifolchi, che hanno votato per Trump. E’ stata un’uscita infelice, prontamente stigmatizzata da Capezzone. Il confronto acceso con la situazione politica e sociale italiana, aggravata dalla pandemia ma preesistente, non è mancato.

Prima di commentare, a nostra volta, l’avvenimento, che non sarà archiviato molto presto, citiamo il premio Nobel per l’economia del 2015, Angus Deaton, che, della realtà americana, ha detto: “attualmente abbiamo un sistema in cui pochi prosperano a discapito di molti … la pandemia ha accelerato lo spostamento del reddito nazionale dalla forza lavoro al capitale … la Corte Suprema è a capo di un sistema legale che tende a emettere giudizi a favore dell’efficienza economica con poca o nessuna preoccupazione per la distribuzione (della ricchezza, ndr.)

… James Buchanan ha dimostrato che i politici non agiscono sempre perseguendo l’interesse pubblico … Richard Posner sostenendo che la giustizia richiede alla società di massimizzare la sua ricchezza totale sosteneva che bisognasse favorire i ricchi più dei bisognosi … la disuguaglianza ha quindi iniziato a essere considerata non come un problema ma piuttosto come il marchio di una società equa … alcune delle più grandi corporation a livello mondiale precedentemente ammirate evitano regolarmente di pagare le tasse … il potenziale del capitalismo americano di aumentare l’innovazione e il benessere rimane limitato ma attualmente i suoi difetti stanno letteralmente togliendo la vita a molti americani”. 

La critica del sistema americano è fin troppo evidente nelle parole di Deaton, ma è altrettanto evidente la strutturazione del sistema, tramite la politica e la giustizia, a perpetuarsi. I cittadini che non hanno voce nei mezzi di informazione e che percepiscono la politica sempre più distante e disinteressata ai loro problemi di sussistenza hanno ritenuto – ripetiamo, a torto o ragione – che Trump li rappresentasse (anche perché i risultati della sua politica economica sono stati eccellenti prima della pandemia e gli stavano spianando la strada verso la rielezione) e si sono sentiti defraudati dai ventilati brogli elettorali.

Veniamo in Italia e chiediamoci se le parole di Deaton, premio Nobel, possano adattarsi alla realtà economica, giudiziaria e sociale italiana. La nostra risposta è sì, con una maggiore gravità, che viene sistematicamente elusa dalla politica e dalle istituzioni competenti per economia e giustizia. Facciamo una breve sintesi delle denunce che pubblichiamo da tempo su queste colonne, limitandoci agli ultimi anni, senza rievocare le nefandezze dell’Iri e dell’Efim e delle numerose altre società a capitale pubblico che hanno distratto il debito pubblico in favore di beneficiari privati.

Anche quel debito pubblico pesa sulle spalle dei cittadini e delle generazioni a venire. Questo, però, non viene mai detto. Si parla solo del Recovery Plan, ma l’aggressione al patrimonio pubblico con distrazioni e investimenti “sbagliati” non è di oggi.

Conte, che vuole dare vita al suo partito traendo vantaggio dalle risorse europee, non si è inventato niente. Le privatizzazioni dei governi Prodi – D’Alema sono state disastrose per il patrimonio pubblico e generose per alcuni patrimoni privati. Ricordiamo soltanto Telecom, Seat Pagine Gialle e Autostrade.

Il risparmio è oggetto di rapina sistematica. Centinaia di  miliardi sottratti ai legittimi titolari. Non ci sono statistiche ufficiali né del maltolto, né dei giudizi, né dei recuperi. In base all’esperienza, sappiamo che le banche raramente soccombono in tribunale. Ci risulta direttamente che un caso clamoroso di dissesto miliardario è stato segnalato nell’autunno scorso con un esposto alla Commissione Banche e al Copasir, che ancora non hanno fatto nulla. In base all’esperienza, dubitiamo che il risparmio contabilizzato come deposito bancario liquido corrisponda alla realtà effettiva. Chiediamo analisi e statistiche ufficiali accessibili.

I partiti non rappresentano più da tempo i bisogni e le istanze dei cittadini. Non il Pd, che ha abdicato alla politica di tutela dei cittadini più deboli per privilegiare i diritti civili del genere e della migrazione. Non la Lega, che ha conquistato consensi tra gli ex elettori del Pd e, ora, ha invertito la rotta. Non il M5S, che ha dimostrato inadeguatezza e, ora, ostenta il menefreghismo. Stendiamo un velo pietoso su Forza Italia e sul suo impegno per il “liberalismo di massa”. Di Fratelli d’Italia abbiamo notato più volte le carenze dei quadri dirigenti.

Rimangono Italia Viva e Azione, che sono rispettivamente Renzi e Calenda, e poco più, da cui mai abbiamo sentito parlare dei temi che angustiano i risparmiatori (milioni di persone spogliate dei loro averi, spesso mezzi di sussistenza, che votano).

In America la rabbia è esplosa. Auguriamoci di non assistere all’invasione di Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi.

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