Voti prestati al M5S

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La migrazione dei voti dal Pd, massiccia, e da Forza Italia, più contenuta, al Movimento 5 Stelle, è un prestito politico. La condizione implicita del prestito è il rispetto delle due promesse che hanno caratterizzato la campagna elettorale del Movimento: reddito di cittadinanza (o di inclusione, come il sociologo De Masi insiste a dire) e “onestà”, declinata, in prospettiva, nei comportamenti privati dei parlamentari eletti e nell’impegno pubblico della componente politica, in sede parlamentare e, nel caso, governativa, nelle operazioni di pulizia a tutti i livelli (ampiamente necessarie).

Finora, stando all’opposizione (poco o niente costruttiva), il M5S ha avuto vita facile. I parlamentari (non tutti) hanno costituito con soldi propri il fondo di aiuto alle imprese, destinando oltre 20 milioni a start up e microimprese. Ottima iniziativa. Però, 20 milioni sono gocce nell’acqua torbida dell’economia, inquinata da decenni di diffuso malaffare. Le cattive abitudini non sono state scalfite (finora) dai tweet e dagli interventi parlamentari. In mancanza di effetto concreto, è pura propaganda.

Le disuguaglianze prodotte dalla corruzione, che premia il demerito, infatti, non sono state nemmeno segnalate dal Movimento (e, men che meno, rimediate). Abbiamo ricordato di recente che Di Maio presentò nel 2014, su nostra indicazione, una interrogazione sul caso Seat Pagine Gialle, che continua a generare perdite e conflitti sociali, denunciati, questa volta, da Chiara Appendino, a causa di quasi 400 licenziamenti inaspettati e contestati. Il caso è ancora aperto. Le banche dissestate hanno portato acqua alla propaganda del Movimento in campagna elettorale. Ma i dissesti non sono stati sanati (per chi non lo ricordi c’è anche un caso Mps, non esiste solo Banca Etruria) e gli illeciti, che non si limitano a quelli finora emersi, sono ben lungi dall’essere sanzionati e rimediati.

In particolare, del Monte dei Paschi di Siena il Movimento si potrebbe occupare sia a livello governativo, direttamente o indirettamente, nei modi previsti dalla legge, che a livello operativo, chiedendosi perché il famoso contratto di acquisizione di Banca Antonveneta, produttivo di tanti danni miliardari, non sia stato impugnato e chiedendo o disponendo, di conseguenza, i controlli dovuti. Allora, gli elettori comincerebbero ad avere soddisfazione e risposte concrete.

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