I virus al tempo della globalizzazione

Travelers wear a face masks as they stand in the arrivals area at Beijing Capital International Airport in Beijing, Thursday, Jan. 23, 2020. China closed off a city of more than 11 million people Thursday, halting transportation and warning against public gatherings, to try to stop the spread of a deadly new virus that has sickened hundreds and spread to other cities and countries in the Lunar New Year travel rush. (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Le malattie contagiose nell’era della globalizzazione escono dalla sfera meramente sanitaria e diventano mediatiche, sociali e politiche. La Cina in 15 giorni, da protagonista della politica e dell’economia sulla scena mondiale, è rientrata nei ranghi di Paese problematico, e nei confronti dei cittadini cinesi aleggia nel mondo, non solo in Italia, un clima di sospetto. I voli sono stati sospesi o rallentati e il cordone sanitario, per quanto possibile, si è stretto intorno al focolaio in Cina e alle persone a rischio nel mondo.

In Italia tre brillanti ricercatrici hanno isolato il virus. Il che non significa che a breve ci sarà un vaccino. Significa soltanto che il virus sarà studiato per identificare le origini e per mettere a punto una strategia sanitaria per questa e per future emergenze. Intanto, in Cina aumentano i morti. Al governo cinese è stato rimproverato il ritardo dell’impegno sanitario e della comunicazione dei rischi connessi alla propalazione del virus. Fioriscono anche leggende di sapore medievale. Il virus sarebbe l’effetto di rapporti promiscui tra diverse specie animali. Se ne era parlato anche ai primordi dell’Aids. Di scimmie intrattenute da signore insaziabili, prive di senso dell’orrido. Naturalmente non era vero, ma le fantasie più strambe ne sono state a lungo alimentate. In Italia, abbiamo fiducia che le misure di prevenzione funzionino e che le cure siano, all’occorrenza (i casi conclamati sono, al momento e speriamo per sempre, pochissimi), efficaci.

Confidiamo che la stampa svolga la sua funzione di informazione e quindi anche di allerta civile, senza alimentare, però, un clima di esasperazione. E che la smetta di parlare a vanvera di razzismo.

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