Vero e falso dell’informazione


La guerra dell’informazione in Ucraina non si limita alla rappresentazione distorta degli eventi. Riguarda fatti e concatenazioni di fatti che, in teoria, non potrebbero nemmeno essere opinabili. La pratica, però, è ben diversa.

Vero e falso sono espressioni familiari, molto ricorrenti nel linguaggio quotidiano, ma, in effetti, non sono categorie della realtà. Sono aggettivazioni, spesso dipendenti dal contesto, attribuite ad un oggetto o ad un evento da osservatori esterni. Esperti d’arte, nel caso di opere di cui si discute l’attribuzione. Analisti di cronaca giudiziaria, nel caso di eventi criminosi. Storici, nel caso di eventi risalenti o perfino attuali, come accade in Ucraina.

Per cui, sui corpi dei civili indegnamente massacrati, si susseguono le versioni. Perfino in sede delle Nazioni Unite. E perfino i poteri delle Nazioni Unite, o più esattamente del Consiglio di Sicurezza, fissati nella carta costitutiva nel frangente storico del dopoguerra, oggi vengono stiracchiati da tutte le parti.

Ai più le Nazioni Unite sembrano un superpotere. E così non pochi esponenti politici di casa nostra parlano a vanvera delle Nazioni Unite come entità salvifica, quasi soprannaturale. Niente di più sbagliato.

Le Nazioni Unite non si possono attivare, salvo incorrere nella violazione del diritto internazionale, quando tra i paesi del Consiglio di Sicurezza ci sono divergenze o conflitti. Come nel caso della Russia che invade l’Ucraina e pone il veto sull’intervento delle Nazioni Unite. Con il sostegno più o meno pronunciato di grandi paesi, come la Cina e l’India.

Se qualcuno vuole saperne di più sul vero e falso, ne parleremo ancora, ma consigliamo, in materia, la lettura illuminante del saggio di Federico Zeri, storico dell’arte, che se intendeva. Per dirla tutta, l’attribuzione di un’opera d’arte è decisa da chi è considerato, a torto o ragione, il maggior esperto in materia. Che con la sua parola e pochi elementi di fatto decide il valore di un quadro, spostando milioni in un senso o nell’altro.

Per cui, una tela tagliata vale milioni o si butta nella spazzatura, a seconda che l’autore sia Fontana o una massaia a cui sia scappata la mano. Figuriamoci quando i valori in gioco sono molto più consistenti.   

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