Vaccinazione per il COVID 19: unica e non delegabile responsabilità dello Stato


Il programma per la vaccinazione contro il COVID 19  consiste in  un PIANO VACCINI ANTICOVID-19 che è stato presentato dal Ministro della Salute al Parlamento e successivamente approvato. Il 27.12.2020 il Piano ha avuto inizio in Italia e in tutta la EU, come esempio di una unitarietà europea non solo simbolica ma sostanziale.

Ma che forza regolamentare ha questo Piano, essenziale per uscire dalla situazione in cui siamo, connesso a grandi responsabilità collettive nei comportamenti e nelle omissioni di poteri di Governo, sia nazionale che regionale?

Una situazione di emergenza, come quella che stiamo vivendo, non comporta la sospensione delle regole costituzionali ordinarie, né di quelle poste a garanzia dei diritti fondamentali, né di quelle che riguardano l’organizzazione dei poteri pubblici. Così come ha scritto la prof.ssa Diana De Petris Giudice Costituzionale in un saggio Costituzione e pandemia: “alle emergenze si fa fronte nel rispetto delle regole costituzionali ordinarie”. Al quale aggiunto, però, che “ogni studente di Giurisprudenza del primo anno sa che il Governo può, in casi straordinari di necessità e di urgenza, adottare sotto la sua responsabilità atti con forza di legge (art. 77 Cost.).Si tratta di una facoltà molto usata dall’esecutivo, qualche volta abusata, come ha stabilito la Corte costituzionale.

In questo momento ci troviamo sicuramente di fronte a un’emergenza vera, a una situazione straordinaria di necessità e di urgenza che legittima il Governo ad assumere questi atti che, sottoposti immediatamente al Parlamento per la sua approvazione, decadono se non vengono convertiti in legge.

Il programma di vaccinazione durerà anni, per i relativi richiami, e la infezione da COVID 19, con le sue mutazioni, è destinata a durare a lungo creando ancora problemi sanitari, economici e sociali per diverso tempo. Perciò, con lungimiranza, la UE ha messo a disposizioni ingenti risorse.

E’ necessario dunque che il Piano per le Vaccinazioni anti COVID 19  diventi subito un Decreto Legge da sottoporre all’approvazione parlamentare con la individuazione di tutti gli aggiornamenti prevedibili: le risorse  attinenti al personale necessario, alle strutture, ad una  complessa logistica che debbono essere garantite senza incidere sulle altre prestazioni dovute dal SSN.

L’utilizzo del MES, anche in forma parziale, deve dar subito le risorse necessarie per un progetto complessivo affidato allo Stato anche con l’incremento del finanziamento  per i compiti affidati alle Forse di Polizia ed alle FFAA.

Lo stesso principio di libertà di scelta della persona a vaccinarsi deve essere commisurato al rischio che la persona non vaccinata può comportare ad altre persone, soprattutto se svolge un servizio pubblico.

La piattaforma IMMUNI potrebbe essere utilizzata per identificare le persone vaccinate e/o quelle protette temporaneamente da precedente infezione che abbia conferito una protezione immunitaria verificabile, mentre spetta al medico la decisione sul tempo in cui vaccinare le persone fragili con gravi comorbilità, per non compromettere programmi terapeutici, come nel caso di pazienti oncologici.

La responsabilità nella definizione pluriennale del Piano di Vaccinazione non può essere solo di un Commissario di Governo, ma deve andare di pari passo con la ridefinizione del Piano Pandemico da parte del Ministero della Salute.

Sarebbe anche opportuno che la Televisione Pubblica dia informazioni in maniera consona senza lasciare che questo avvenga all’interno di programmi di intrattenimento (come è stato nel caso di Domenica In, senza nulla togliere alla bravissima Mara Venier e alle persone di ottimo valore professionale, che non rappresentano però le Istituzioni preposte alle decisioni di merito sul programma delle vaccinazioni).

La scelta del lockdown-stop and go non funziona. Basta vedere la situazione dell’interna UE e  nella Regione del Veneto per capire che non si può far trascorre la quarantena dell’infezione da COVID 19 nel proprio domicilio, ma va introdotta una forma sussidiaria di ospitalità in isolamento temporaneo – i COVID HOTEL già indicati nel DL di luglio 2020 –  delle persone infette, non bisognose di cure ospedaliere. Così come è avvenuto nei Paesi dell’ area del Pacifico, nei quali vi è una situazione di assoluto controllo e ripresa delle attività economiche.

Diversamente l’EU è destinata ad essere una preda delle riemergenti economie orientali che recentemente hanno stretto un lungimirante accordo solidale di sviluppo.

Il nostro Paese, alla fine di una legislatura con andamenti altalenanti, è quello che più rischia.

Non è un problema chi sia al Governo in questa ultima fase della legislatura, ma è ormai chiaro che, se l’Italia non assume comportamenti coerenti, a partire dal Piano delle Vaccinazioni , con larga adesione delle forze politiche di Governo, rispetto  l’evoluzione attesa  complessiva  della pandemia,  non darà merito di credito sul suo futuro.

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