Una profezia di Sergio Romano

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Sergio Romano, stimato notista del Corriere della Sera, osservò nel giornale del 22 giugno 2008 (poco dopo le elezioni): “Una democrazia in cui gli elettori detestano gli eletti, ecco ciò che l’Italia corre il rischio di diventare“.

Il NuovoMille chiosò: “La disaffezione per la politica è una sindrome devastante. Lo sviluppo del paese deve riprendere e le distorsioni del sistema economico devono essere risolte. La politica ha il compito di indicare lo sviluppo consentito dalla realtà del paese. Le imprese devono perseguirlo con i propri mezzi. Le risorse nel paese devono essere distribuite con il lavoro, non con le tasse, salvo che per le finalità riservate alla politica. Il mondo è stato immobile per cinquanta  anni. Gli accordi di Yalta hanno previsto, richiesto e garantito tale immobilismo anche tramite l’azione politica nazionale. Ora l’immobilismo è finito. Il mondo è volatile. Molte alleanza sono fluide. Le risorse sono limitate e asimmetriche. La politica può e deve svolgere il suo ruolo in perfetta sintonia con i cittadini chiamati a prestare un concorso attivo e consapevole. Il partito che saprà rendersi interprete di tali esigenze governerà a lungo il paese riconoscente“.

Da allora sono passati quattro anni. La politica ha fallito e il paese non può esserle riconoscente. I partiti, nonostante tutto, si vogliono riproporre sotto mentite spoglie. I cittadini devono smascherarli.

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