Un primo commento sul governo Draghi


La formazione del governo Draghi riflette la dichiarazione consegnata alla stampa, nel momento dell’incarico, che sarebbe stato rispettato il Parlamento.

Sapremo tra non molto se il contrasto alla pandemia e al default economico sarà perseguito con volontà ed efficienza. Finora non è stato così. Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti.

 La formazione è sostanzialmente ecumenica, accontenta i partiti, lusinga qualche ambizione personale e riserva una parte delle scelte che contano al premier, tramite i suoi presunti referenti all’Economia e alle Infrastrutture. La lealtà dei ministri tra loro sarà sperimentata nelle prossime settimane e si vedrà se Draghi avrà la capacità e la voglia di intervenire in tutte le sedi per mettere mano a ciò che deve essere fatto.

Per capirci, gli interventi infrastrutturali, ad esempio, dovranno essere progettati secondo priorità materiali ed economiche, nel rispetto di tempi e obiettivi di servizio. La riforma della giustizia civile non richiede chissà quali cogitazioni. Passa per il rispetto di tanti diritti soggettivi, di fatto disapplicati nei tribunali, e per la censura dei provvedimenti abnormi, cioè difformi dagli orientamenti consolidati della Corte di Cassazione, oltre che per la ormai nota ragionevole durata dei processi.

Non basta, però, la rapidità. E’ necessaria l’attenzione alla qualità della giustizia. Chiediamo da tempo che, nel rispetto della privacy, vengano pubblicate le sentenze, di tutti i tribunali e di tutti i giudici, e siano rese disponibili alla consultazione degli avvocati. Solo così sarà possibile la prevedibilità dell’esito dei conflitti giudiziari civili, che nei desiderata della Cassazione e delle stesse istituzioni europee è un diritto (insoddisfatto) dei cittadini. La giustizia penale si dovrà affrancare dai pregiudizi ideologici.

Il Mef si troverà nella condizione di allocare le risorse scegliendo tra investimenti, spesa corrente e sprechi (tanti e ingiusti, se non illeciti) e di mediare con il sistema bancario, che – ricordiamo – negli anni di Draghi alla Bce si è reso inadempiente nella distribuzione delle risorse assegnate con il quantitative easing. Lo denunciò lo stesso Draghi.

Insomma, la svolta necessaria al Paese non è assicurata dalla formazione di governo. Che si dovrà dimostrare capace e adempiente alle indicazioni di Mattarella e alle aspettative dei cittadini. Per concludere, il mistero Renzi, che già si è intestato il merito del nuovo governo, si dipanerà più in là. Che diamine! Qualche maniera non guasta.

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