Un metodo per la politica, nazionale e cittadina

chigi_facciata_600

Fervono le trattative tra i Partiti, nel tentativo di giungere alla formazione del Governo. Non sono in discussione le poltrone – dichiarano unanimi i portavoce – ma i programmi. Il M5S, ponendosi al centro della scena politica fin dalla notte delle elezioni (chi non ricorda le dichiarazioni a caldo di Di Battista sui due forni!), ha chiesto che o l’uno (la Lega) o l’altro forno (il Pd) convergano su 10 punti di un “contratto” per un “cambiamento” a favore dei cittadini italiani.

Il programma per il cambiamento è stato affidato dal M5S alle cure di Giacinto Della Cananea, professore di diritto amministrativo comparato, che ha insegnato a Yale, è stato chiamato da Laura Boldrini, allora Presidente della Camera, a partecipare ai lavori dell’Ufficio di Presidenza, ed è stato investito, ora, della esigenza di studiare, con un gruppo di suoi colleghi, le priorità dei Partiti, al fine di produrre, a beneficio delle parti contraenti (e dei cittadini), un progetto credibile e attuabile di “convergenze programmatiche”.

 

cananea-di-maio
Giacinto Cananea e Di Maio

 

Gli analisti più anziani hanno subito ricordato, con un brivido, le “convergenze parallele” di Moro, che, oltre 40 anni fa, inquietavano le notti dei Segretari di Partito e degli italiani. Della Cananea, però, ha spiegato molto bene che, in mancanza della maggioranza in Parlamento, non si può fare altro e che non è impossibile mediare tra i programmi o, almeno, tra le priorità dei programmi. Quindi, ad esempio, non sarebbe “reddito di cittadinanza”, che, infatti, non è più stato menzionato da Di Maio, ma potrebbe essere qualcosa di analogo, per sopperire alle esigenze dei cittadini più bisognosi nell’attesa di un lavoro. E, quindi, il vero problema sarebbe la creazione dei posti di lavoro, che, però, non è compito dello Stato, a cui è affidato soltanto – si fa per dire! – l’impegno di creare le premesse, perché le imprese investano e assumano.

Anche questa, però, non è una novità. Se ne sente parlare da almeno 40 anni, dai tempi dell’Iri e dell’Efim, quando venivano creati fondi neri per soddisfare le brame dei Partiti e per creare fortune politiche. Finora, sia l’uno che l’altro forno, con motivazioni diverse, riguardanti anche le reciproche remore personali, hanno opposto una relativa indisponibilità, nell’interesse del Paese, si intende.

Ma domani è un altro giorno, e, in mancanza di una alleanza duratura tra due dei tre protagonisti della scena (M5S, Centrodestra e Pd), lo spettro del Governo “istituzionale” o “del Presidente” o “tecnico” (o dell’ammucchiata) aleggia sulle trattative. Mattarella non vorrà essere ricordato come il Presidente incapace di dare un Governo agli italiani. Quindi ce la sta mettendo tutta. Ma deve fare i conti con un Berlusconi, fin troppo complimentoso nei suoi confronti, e con un Renzi, artefice della sua elezione, ma non troppo soddisfatto della gestione presidenziale di fine legislatura (che – a suo dire – avrebbe compromesso il risultato elettorale del Pd).

Noi, francamente, crediamo poco nelle convergenze programmatiche, che trascurano i veri fattori essenziali per i Partiti, quali sono poltrone e potere, diretto e indiretto, tramite le nomine nelle Istituzioni e nel Parastato. E, a riprova, ricordiamo l’esperimento di Governo condiviso, tra maggioranza e opposizioni (un semplice laboratorio rispetto al Governo nazionale), che stiamo cercando di avviare a Roma, snidando l’anima della Sindaca e dei consiglieri comunali sui 4 problemi concreti che affliggono i cittadini romani: ATAC, “monnezza”, buche stradali e infrastrutture, materiali e immateriali.

Chiunque abbia seguito i nostri recenti servizi su ATAC, sa che Sindaca e consiglieri non sembrano preparati in materia e che non sono disponibili alle informazioni tecniche. La politica della trasparenza, poi, è un lontano ricordo, se mai è stata una caratteristica della movida grillina. Un piano di risanamento che costa 12 milioni – almeno – e viene scartato dal Tribunale Fallimentare per inidoneità, non è un successo professionale dei redattori, ma non è nemmeno un successo politico della Sindaca, che, come minimo, ha la responsabilità della scelta, sia del concordato, che dei professionisti. Prima di concludere che i consiglieri comunali non hanno un’anima, insisteremo nell’offerta di altri strumenti di analisi, come metodo di elaborazione dell’offerta politica cittadina.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*