Turnaround nei ministeri

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Le due ex ministre Cinque Stelle, Trenta (Difesa) e Lezzi (Sud), non ci stanno. La Trenta, gentilmente invitata ad accomodarsi per fare spazio al successore, Lorenzo Guerini, ha protestato e ha sbattuto la porta. Non è nemmeno parlamentare, quindi è proprio tornata a casa. Dopo un anno vissuto alla grande.

Nei giorni successivi, dopo attenta riflessione, la ex ministra, dotata evidentemente di discutibile acume politico, ha dichiarato alla stampa che non meritava questo tradimento dai suoi. Come ha fatto lei ostruzionismo a Salvini (ministro del suo governo), non l’ha fatto nessuno. Se non è questo un merito!

La Lezzi, ecologista convinta, avversaria di tubi e trivelle, soprattutto nel Mezzogiorno, non ne ha fatto una ragione personale. Si è rammaricata che il ministero sia andato al Pd, con tutto il bagaglio di opportunità consentite da regioni povere e maltrattate.

Guai a chiedere all’una e all’altra un bilancio del loro rispettivo passaggio nei due importanti ministeri. Perché, nella loro prospettiva, l’attività è stata visibile, apprezzata all’interno e all’esterno delle istituzioni, in pratica meritevole di conferma.

Di Maio, che qualcosa di più ha imparato alla scuola di Zampetti, ex segretario generale della Camera e attuale braccio destro di Mattarella, ha taciuto. Ha capito che, nei momenti di difficoltà, il politico di qualità si rifugia nei luoghi comuni, nelle dichiarazioni stereotipate, un tanto al peso, che valgono in qualsiasi momento. Basta cambiare una virgola o l’intonazione. Ora siede alla Farnesina. Come minimo, qualche bel viaggetto se lo farà. Speriamo senza danni per il Paese.

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