Topi, sì, ma piccoli piccoli

Il sindaco di Roma Virginia Raggi alla commemorazione del giudice Mario Amato, ucciso dai NAR, 23 giugno 2016 a Roma.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

“Sì, erano topi, ma piccoli piccoli”, si sono così giustificati gli addetti alle pulizie di una grande sala cinematografica del centro di Roma, chiusa per derattizzazione. Come a dire (nel linguaggio di Totò, maestro di vita, oltre che di spettacolo), che la ragazza, non volendo, è rimasta incinta, ma appena appena. Siamo oltre le soglie del degrado.

Se i cinghiali frequentano i cassonetti di alcuni quartieri romani e i topi si avventano su tutto ciò che è o appare commestibile, se i questuanti alternano le attività di colletta con quelle di ricerca (nei cassonetti), non c’è quasi da lamentarsi della Sindaca Raggi, che, d’altra parte, se ne è fatta una ragione e, dinanzi al dominio degli eventi, ha conquistato una sua seraficità da casalinga prestata all’amministrazione di una grande città.

Che può fare! Poi avrà un grande futuro da avvocato, come è successo ad altri protagonisti della politica, che magari di diritto ne masticano poco, ma, quanto a rapporti, sono fortissimi.

A dimostrazione del fenomeno noto come “capitale di relazioni”, denunciato da pochi e coltivato da tutti, che ha inquinato le attività di impresa in Italia, da quando i finanziamenti a pioggia e le licenze di ogni genere hanno fatto la differenza tra un onesto e poco relazionato imprenditore e il “grande” capitalista (con i soldi delle banche, cioè altrui), protetto dalla sorte e dalla politica più deteriore che ci sia mai stata.

Allora – se così è, e non sembra che cambi –  non c’è che fare. Si può pulire un cinema, ma i sorci nel formaggio restano.

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