Tempesta sull’abuso d’ufficio


Tranquilli, non accadrà niente. E’ tutta fuffa. L’abuso d’ufficio, vecchia o nuova versione (se ci sarà), continuerà a mietere vittime tra i cittadini, che tutti i giorni si confrontano con gli abusi. Ma non ci saranno condanne, né, soprattutto, risarcimenti. L’abuso è la manifestazione del potere applicato nella vita quotidiana della gente. E’ un modo di essere. Senza trasgressione, che potere è?

Tutti ricordiamo il motto del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi nun siete un c…”, equivalente al più moderno: “Lei non sa chi sono io”. Ecco, l’abuso quotidiano caratterizza la vita pubblica italiana.

Però, dice la legge penale, ci vuole la prova del dolo intenzionale, senza il quale l’atto illecito può essere, al massimo, una ragione di danno (ma chi fa causa per un abuso?) o, più semplicemente, una cafonata, che sfugge ad ogni sanzione. E, se viene sanzionata da una pizza sul posto eseguita direttamente dalla vittima di turno, è motivo di condanna del cittadino abusato. Come dire: cornuto e mazziato.

Se saliamo di grado e passiamo all’abuso dell’amministratore eccellente, sindaco o governatore di regione, gli avvisi di garanzia fioccano, indeboliscono l’azione politica e, quindi, in sostanza, si riverberano a carico dei cittadini, ma le condanne sono pochissime. Con ulteriore danno dei cittadini, per il disservizio di giustizia e l’implicito effetto erariale.

Non chiediamo più avvisi di garanzia o più condanne. Chiediamo una cosa semplicissima, che il torto segnalato alla stessa Pubblica Amministrazione dal cittadino maltrattato sia prontamente rimediato. Si dice in “autotutela” della stessa Amministrazione, ma preferiremmo che fosse a tutela del cittadino. Come raramente capita.

 

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