Studenti, occupate, ma con moderazione


Le occupazioni scolastiche sono entrate nel mirino delle autorità per ragioni sanitarie. Tollerate (e a volte incoraggiate) per oltre 50 anni, a discapito dell’insegnamento, il covid ha imposto la svolta. Ora basta okkupazioni!

Non è una prova di forza del governo, tanto meno di autorevolezza. E’ soltanto una prova di debolezza rispetto a fenomeni inquietanti, quale è l’esercizio immotivato della forza, come è avvenuto a Trieste per sgomberare i manifestanti pacifici con idranti e manganelli, e quale è stata l’arrendevolezza dimostrata nei 50 anni precedenti nei confronti dei prodromi della lotta armata, utile agli utili idioti per contribuire a destabilizzare il paese.

Chi scrive ha assistito alla fine degli anni 60, dopo il rapporto del prefetto Mazza di Milano che annunciava inascoltato la lotta armata, alle assemblee della facoltà di sociologia di Trento. Non ci voleva un genio della politica o dell’ordine pubblico per capire cosa si stava preparando.

Oggi, non ci vuole un genio della cultura e della sanità per capire che le occupazioni scolastiche non nuocciono alla salute degli studenti e comunque sono enormemente diradate dagli anni della propaganda anti scuola di don Milani e degli accademici che favorivano il 18 politico per fare carriera. Rovinando le università, come le hanno rovinate.

La fuga dei cervelli all’estero è stata notata come fenomeno deleterio per la cultura e la scienza negli ultimi anni, ma è iniziata negli anni 70, quando il merito è stato archiviato nelle accademie in favore di amanti e parenti, stretti e meno stretti. Nel nome della “scuola” o cordata, che dir si voglia. Prima, nelle università il potere veniva esercitato, ma almeno da gente che se lo poteva permettere.

Un famoso clinico degli anni 60, Paride Stefanini, imputato di baronato dagli studenti, replicava di essere un principe della medicina. E lo era! Lo spettacolo degli scontri in diretta tv tra scienziati, o presunti tali, non è stato educativo per gli studenti, ma è stato eloquente sotto vari profili. Uno dei quali è l’evidenza della superficialità di alcuni luminari, unita alla voglia di protagonismo.

Non di tutti, per fortuna della medicina e dei malati. Agli studenti diciamo: occupate, se volete dimostrare, ma dite cosa volete dimostrare e comunque fatelo con moderazione.      

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