Strage di Piazza Fontana, la perdita dell’innocenza

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12 dicembre 1969, strage di piazza Fontana a Milano, la perdita dell’innocenza. 17 morti nell’esplosione, un morto il giorno dopo, l’anarchico Pinelli, precipitato da una finestra della Questura nel corso di un interrogatorio, un altro morto quasi 3 anni dopo, il commissario Calabresi, presente all’interrogatorio di Pinelli, ma non nel momento della sua caduta dalla finestra, linciato su alcuni giornali come responsabile della morte e assassinato in strada.

Poi, gli anni di piombo, che hanno funestato la giovane repubblica italiana (aveva nel 1969 poco più di 20 anni) e messo seriamente a rischio la tenuta democratica delle istituzioni. Per la strage non ci sono state condanne, malgrado i processi si siano accalcati e accavallati nelle aule giudiziarie per oltre 30 anni.

Ai faldoni dei processi è stata dedicata una parte dell’archivio di stato di Milano, nell’attesa che le carte siano digitalizzate per evitarne la corrosione del tempo. Non sappiamo se, nei faldoni, sia annidata la verità storica, non giudiziaria, come qualcuno sostiene.

Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, il coraggioso giornalista che nel 1980 fu assassinato, anche lui in strada, da brigatisti rossi, studia da tempo la storia dell’eversione in Italia e a Piazza Fontana ha dedicato un saggio di interesse storico e giudiziario. Perché, talvolta, i processi annosi e senza colpevoli sono perfino più eloquenti delle sentenze di condanna.

Come accadde, 16 anni prima, per il processo sulla morte di Wilma Montesi, una giovane dattilografa rinvenuta sulla spiaggia di Torvaianica nel 1953: 98 faldoni di verità giudiziaria (senza colpevoli) sulla corruzione della politica già negli anni 50.

Benedetta Tobagi, sul terrorismo di sinistra che l’ha resa orfana, ha detto: “Il terrorismo di sinistra non avrebbe avuto così tanti consensi se pezzi dello Stato non avessero avuto comportamenti vergognosi durante le stragi”. Di certo, da allora è maturata la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni, che gradualmente ha investito la politica, la giustizia, l’amministrazione. Una sfiducia pienamente giustificata.

 

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