Spazio per Calenda nel Pd e nel Paese

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Ad urne appena chiuse Zingaretti ha annunciato la resurrezione del Pd. Ha detto esattamente, con una certa baldanza, che il sistema politico è tornato bipolare, intendendo che “l’altro polo” sia il Pd. Gli osservatori sono rimasti basiti, perché il M5S non è scomparso e, anche in caso di frattura, gli elettori, votanti e astenuti, si distribuiranno, quanto meno, equamente, da una parte e dall’altra.

Fratoianni (ex Leu) è stato onesto nel riconoscere la disfatta e non ha previsto che gli elettori estremisti di sinistra correranno a legittimare Zingaretti e il Pd. Anche perché gli elettori si chiedono da tempo quale sia, oggi, l’anima del Pd.

Non è quella del Pci, sconfitto dalla storia e dal tradimento culturale e politico dei suoi epigoni, che, dal dopo Occhetto, favoriscono il partito della globalizzazione, che in Italia ha prodotto povertà e disoccupazione. Non è quella di un moderno partito democratico, che, in una situazione di difficoltà, comunque dimostri di perseguire una politica di equilibrio tra poteri forti e poveretti, facendo funzionare le leggi esistenti.

I terzisti, fornitori delle grandi firme e della grande distribuzione, sono abbandonati a sé stessi da sempre. Ogni tanto emerge un caso, ma la stampa (curiosamente) subito sfuma. Il caso di Mercatone Uno è drammatico per i 1.800 dipendenti e altrettanto per i fornitori, 10.000 persone tra imprenditori e famiglie. Non parliamo dell’Antitrust e della tutela del risparmio. Il Governo Gentiloni ha introdotto nel sistema un decreto legge che più incostituzionale non potrebbe essere, in danno di decine di migliaia di risparmiatori. E il Governo Conte – incidentalmente – lo difende, dopo avere promesso l’inversione di tendenza.

A Zingaretti si affiancano, nella cogestione del Pd, oltre agli innominati della globalizzazione, due esponenti: Renzi, ex uomo forte nel Paese, ridimensionato dall’insuccesso del referendum, ma ancora robusto nel Pd, e, ora, dopo il brillante risultato elettorale, dotato di competenze economiche e di buona verve, Carlo Calenda.

Cosa farà Calenda? Si accontenterà di girellare per l’Europa o vorrà fare politica? Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Però, Calenda nel partito pesa poco o niente. E nel Paese non ci sono le premesse per la costruzione di un’alternativa, che non poggi su una proposta forte, concorrente con la politica della Lega. Che ha fatto proprio il motto di Alexander Hamilton, padre fondatore degli Stati Uniti e primo ministro del Tesoro: “Una buona amministrazione è la chiave di una buona politica”.

Calenda, già manager di grandi imprese ed esperto di politica economica quotidiana, ha, dalla sua, capacità personali ignote al ceto dirigente dell’attuale Pd, che potrebbero essere la sua forza e la sua proposta politica. Alexandria Ocasio – Cortez è diventata, dal niente, la nuova stella della politica democratica americana con questi strumenti. Calenda non ha le fattezze della Ocasio – Cortez, però è probabilmente più bravo come tecnico. Potrebbe guadagnare così il suo spazio nel partito e in politica.

 

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