Sindrome Hikikomori per il Pd

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Il Pd è in piena sindrome Hikikomori, il disturbo mentale degli adolescenti che decidono di segregarsi nella propria stanza. L’analisi sarebbe corretta, se il Pd la riferisse a sé stesso, in Italia e in Europa. Invece Gentiloni ha dichiarato al Corriere della Sera (che non è mai stato così lontano dal ceto meno agiato): “Mi dispiace fare la Cassandra, però non siamo mai stati così isolati e a rischio in Europa”. 

Dall’isolamento all’espulsione, il passo è breve, secondo Gentiloni, che paventa una Italexit, con il comodo sostegno delle domande di Maria Teresa Mieli. L’espulsione, nella sua prospettiva, dovrebbe essere indotta dalla conferma di stato del Parlamento europeo, destinato a essere dominato da socialisti e popolari (per quello che oggi significano) anche dopo la tornata elettorale del 26 maggio. Forse con l’aggiunta dei liberali di Macron, che, francamente, noi liberali di vecchio stampo fatichiamo a riconoscere come tali.

Gentiloni non ha consegnato alla gentile intervistatrice alcun criterio oggettivo di previsione politica, salvo ricorrere al refrain del rapporto della Lega con Orban, il “fascista” (secondo la vulgata corrente, non secondo noi) ungherese. A Proposito di Ungheria, se qualcuno avesse voglia di approfondire l’idiosincrasia degli ungheresi per il comunismo, potrebbe visitare la Casa del Terrore, museo della memoria delle vittime torturate e uccise dai dominatori sovietici.

Non c’è nessun isolamento dell’Italia in Europa. C’è, piuttosto, una nuova aria, un’aria di ripresa della consapevolezza della propria cultura e delle proprie capacità. Che oggi si confrontano con un mondo sempre più ostile e richiedono, per questo, una politica nuova. Che Lega e Cinque Stelle siano in grado di contribuire all’offerta della politica di cui c’è bisogno, è tutt’altra cosa, ancora da dimostrare. Mentre, invece, è perfettamente dimostrata l’inadeguatezza del Pd, con buona pace di Gentiloni.

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