Il Sindaco d’Italia torna in agenda


Da Mario Segni a Renzi. Il sindaco d’Italia è di nuovo all’ordine del giorno della politica, su proposta di Renzi a “Porta a Porta”. Il direttore del Messaggero l’ha accusato di buttare la palla in tribuna, ma Renzi ha insistito e ha spiegato che l’unica strada per uscire dalle tante impasse che imbrigliano la politica è la visibilità e la responsabilità diretta del Presidente del Consiglio, per 5 anni di mandato. Se piace, i cittadini lo dichiarano con il voto e lo confermano, se no lo cambiano. Il dibattito, diretto da Vespa molto preparato sui tentativi precedenti (progetto bicamerale e premierato Maccanico, entrambi anni 90), è stato venato dalla incredulità di Mieli e dalle domande a chiarimento di Cusenza e Vespa. Renzi, abile come al solito, non si è lasciato incartare, ha fatto gli scongiuri quando si è parlato di riforma “costituzionale” e ha chiesto riscontro a tutti i protagonisti, maggiori e minori della politica. Che presumibilmente non ci sarà. A puntare sull’Italia bipolare o, meglio, bipartitica sono soltanto lui e Salvini, concorrente dotato di analoga capacità di attrazione di consenso. Tutti gli altri, Conte in primis che ha dimostrato una insospettabile capacità di adattamento, in politica detta anche trasformismo, puntano al remain (al potere, sia pure spezzettato) e al consolidamento del sistema proporzionale. La palla di Renzi, anticipata dall’intervista di Bettini che, dalla Tailandia, lo ha definito “tigre di carta”, non sarà raccolta e men che meno rilanciata, se non da Salvini, mentre Giorgetti, impegnato a sondare gli animi dell’establishment che vive di proporzionale, si terrà in equilibrio. Il presidente Mattarella, impegnato, con garbo, a preparare la successione, non darà ascolto alle sirene del cambiamento. E l’Italia resterà con questo governo o un governo analogo. Non va mica tanto bene.

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