Sergio Mattarella, tutte le prerogative di un Presidente

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Tutti i Presidenti della Repubblica sono ricordati, negli annali della cronaca politica o della cronaca tout court, per un vezzo, una inclinazione personale o un momento, fausto o infausto, che, nel bene o nel male, ha segnato il periodo trascorso al Colle. Il Presidente Mattarella è stato considerato per anni la quinta essenza della pacatezza, della conformità alla tradizione democristiana, silente, poco immaginifica, non aliena da un certo conformismo. Un Presidente molto diverso dai suoi più recenti predecessori, e quanto di più lontano si può immaginare dal Cossiga picconatore, malgrado la comune origine isolana, siciliano l’uno, sardo l’altro.

Ebbene, la fotografia del settennato di Mattarella (di cui ancora non sono definiti contorni e chiaro – scuri) sarà l’immagine della conferenza stampa che è seguita all’abbandono di Conte. Nessuno si aspettava che un Presidente, e men che meno il Presidente Mattarella, ponesse dichiaratamente il veto alla nomina di un ministro. Questo è stato. Mattarella, ponendo il veto alla nomina del Prof. Paolo Savona al dicastero dell’Economia, ha sorpreso tutti, analisti e cittadini e gli stessi partiti del Contratto, Lega e M5S, dando l’avvio a quella che si sta rivelando una profonda crisi istituzionale (“Dalla crisi di Governo alla crisi Istituzionale” ), di cui ancora non si può predire l’effettiva portata.

Infatti, subito dopo le dichiarazioni del Quirinale, si è scatenata la gazzarra dei cinguettii e dei commenti da parte di chiunque sia dotato di una connessione internet, che ha provocato reazioni a catena tra le opposte fazioni, a favore e contro il Presidente Mattarella.

Ma il veto del Presidente è stato veramente il segnale di un vulnus inferto al processo democratico del Paese, di una ingerenza tale da comportare la messa in stato d’accusa, che in molti (soprattutto di sponda grillina) stanno a gran voce prospettando?

No, di certo.  Non serve il titolo di “prof.” davanti al cognome per rispondere al quesito, né tantomeno occorre improvvisarsi come tali. Il Presidente Mattarella, il cui curriculum di costituzionalista è noto e privo di sbavature, non ha infranto alcuna norma della nostra Carta fondamentale. Anzi. Nella sua ottica, ha assolto con pienezza alle prerogative proprie della Funzione, come altri Presidenti prima di lui hanno ugualmente ritenuto di fare.

Nessuno si stracciò le vesti quando Scalfaro e Napolitano si opposero alla nomina di questo o quel ministro. Certo, va anche detto che il contesto politico-istituzionale di allora era ben diverso e che, in questa particolare circostanza, il Quirinale avrebbe potuto gestire con più abilità politica una situazione, che, già dal giorno successivo alle elezioni, aveva manifestato ampie criticità. Il diligente Presidente ha motivato il niet sul nome di Savona come una scelta istituzionale, a salvaguardia e garanzia della stabilità finanziaria del Paese, rivendicandone la piena titolarità di funzione. Mentre al pubblico è sembrata una scelta sostanzialmente politica, che non compete all’alto compito del Presidente. A ben vedere, è questo il nodo dell’intera vicenda, che intratterrà nei prossimi giorni esperti e appassionati.

Ora, Carlo Cottarelli si deve presentare in Parlamento per la verifica di una prospettiva, in effetti, scontata, viste le dichiarazioni di sfiducia rese, senza riserve,  da Salvini e Di Maio, a cui sono seguite quelle di Berlusconi e della Meloni. Cottarelli non avrà la maggioranza richiesta per governare e dovrà gestire, in vista delle elezioni autunnali, i conti pubblici e il Paese, tramite un Governo, in cui siederanno persone note e di indubbio spessore professionale. Non sappiamo se Cottarelli coltivi un disegno politico, che sarebbe molto complicato da realizzare. Si capirà lungo la strada.

Nei prossimi giorni si capirà anche se la teoria dell’impeachment avrà seguito o meno. Di Maio ha già ridimensionato le dichiarazioni della nottata. Comunque, non sarà una battaglia isolata del M5S. Di Battista ha dichiarato che Salvini dovrà associarsi, se non vuole apparire pavido. Quindi, difficilmente senza Lega il M5S porterà la questione in Parlamento, dove comunque non avrebbe i numeri. Rimane il fatto che la reazione grillina è apparsa a molti scomposta. E tutto ci serve ora in Italia meno che una crisi istituzionale.

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