Scelte personali responsabili contro il virus

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Le autorità hanno annunciato ulteriori restrizioni personali per contenere il contagio da coronavirus. Troppa gente in giro. In Lombardia nei giorni scorsi sono stati calcolati spostamenti di circa il 40 per cento della popolazione, cioè di circa 4 milioni di persone al giorno, non solo all’interno della regione. Gli esperti arrivati dalla Cina hanno detto che, così, il rischio di contagio è destinato a durare mesi, e che l’unica soluzione è il lockdown totale. Che, in Italia, però, non è possibile, diversamente dalla Cina. Lì il focolaio è stato cinturato in una regione enorme, con divieti rigorosi, ma il resto del Paese ha lavorato per la popolazione ristretta in casa. Gli ha portato da mangiare e ha smaltito i rifiuti. Oltre un miliardo di persone ha lavorato per 60 milioni di persone, in una proporzione di 20 a 1. Qui la Lombardia è l’epicentro, inseguito da altri focolai. Non ci  sarebbero nemmeno le forze per cinturare le regioni principalmente affette. La stessa conformazione del terreno non consente un effettivo isolamento forzato dell’intera zona interessata. E poi il resto dell’Italia, anche volendo, come potrebbe lavorare per la zona cinturata? L’iniziativa non potrebbe che essere assunta dal Governo, che non ha la capacità oggettiva, né i poteri, oltre a non avere, forse, la volontà. Negli anni scorsi sono state erette barricate contro Renzi e Salvini, dei quali si è detto, più a torto che a ragione, che volessero essere uomini soli al comando. Ora, nell’emergenza, a qualcuno è venuta la voglia del “puzzone”, del Capo munito di tutti i poteri. Ma, seppure avesse i poteri – e per legge non li avrebbe – il Capo non avrebbe le risorse per disporre iniziative idonee. Tra l’altro, nella frammentazione delle opinioni che ascoltiamo ogni giorno, chi avrebbe la meglio per dire quale direzione dovrebbero prendere le iniziative? Rendiamoci conto che non si può avere un giorno la democrazia e un giorno la dittatura. Ed è bene così. Noi cittadini dobbiamo decidere di ascoltare e di adottare individualmente le restrizioni, che possono non piacere alla singola persona, ma sono necessarie per il bene di tutti.

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