Scampoli di riflessione sulle elezioni emiliane


Le elezioni dell’Emilia Romagna sono state commentate più di ogni altra tornata elettorale locale, sostanzialmente per due motivi: la regione è governata dalla Sinistra da sempre; la spallata della Destra, negli auspici della Lega e nei timori del Pd, avrebbe potuto provocare la caduta del Governo.

La vittoria di Bonaccini, fino a ieri un funzionario di partito, che, per l’occasione, si è reinventato, trasformandosi in leader, ha mandato a pallino le ambizioni di Salvini e ha rincuorato i maggiorenti del Pd. Al punto che il vantaggio di misura del Pd sulla Lega è stato presentato al pubblico come una schiacciante vittoria.

La campagna elettorale è stata caratterizzata a destra dal protagonismo di Salvini, che avrebbe voluto intestarsi la vittoria, a sinistra dalla prudenza di Bonaccini, consapevole dei numerosi punti di debolezza della politica locale, e dalle remore di Zingaretti e Renzi ad apparire, per timore di doversi intestare la sconfitta.

Andata come è andata, non è escluso che l’uno e l’altro si stiano mangiando le mani, se non altro per avere lasciato troppo spazio al movimento “spontaneo” delle sardine. Ora dovranno fare i conti con i capi, gente ambiziosa non meno di loro, che, in due mesi, è riuscita a coinvolgere un grande pubblico locale e nazionale.

Il conducator più in vista delle sardine non ha perso tempo per mostrare il volto dell’ambizione e della supponenza, per il momento a carico dei giornalisti meno graditi. Vedremo se vorrà e se sarà in grado di strutturare il movimento di piazza in associazione o partito, al di fuori delle mire di fagocitazione del Pd.

Per il momento la turbolenza si è spostata a Roma, sullo sfarinamento dei Cinque Stelle, sulla prescrizione penale, sul taglio dei parlamentari, sulla legge elettorale, e ben presto le elezioni emiliane passeranno nel dimenticatoio.

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