Saviano perde l’occasione di stare zitto

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Saviano non perde occasione per pontificare in tema di camorra e dintorni, considerandosi evidentemente uno scienziato della materia, oltre che un’autorità morale, per avere scritto il libro da cui sono state tratte fiction di successo. Come se Camilleri avesse potuto condurre un’indagine sulla mafia, per avere scritto del commissario Montalbano.

Il matrimonio di Tina Rispoli e Tony Colombo, oggetto delle attenzioni di Barbara D’Urso e della sua trasmissione, ha costituito l’ennesima occasione di intervento di Saviano, che ha criticato l’eccesso di spazio televisivo dedicato al matrimonio sul canale Mediaset. A prescindere dal gradimento del pubblico e quindi dal risultato di share e di incassi pubblicitari.

Alla critica di Saviano sono seguiti giorni di dibattito e di opinioni scambiate in Tv e sui social. Con il risultato che l’attenzione per il matrimonio (e per tutto ciò che ha preceduto e contornato il matrimonio) è cresciuta a dismisura.

Noi siamo per la libertà di opinione e sappiamo che (purtroppo) ai gusti personali non si comanda. A questa premessa vogliamo, però, aggiungere la nostra opinione. Che il servizio della D’Urso non ci è piaciuto, che abbiamo trovato eccessivo il dibattito che ne è seguito e, soprattutto, che Saviano ha perso un’occasione per tacere, visto che il più noto divulgatore della criminalità camorristica è proprio lui. Da anni a questa parte. Con risultati di share invidiabili ed eroi negativi in eccesso, che diventano un modello di comportamento in una società già profondamente degradata. E non ci riferiamo a Napoli e alla Campania, ma a tutta l’Italia, ampiamente degradata dovunque, nelle città e nei paesini, un tempo ridenti.

Per non farci mancare niente, alla malavita nostrana si è aggiunta la mafia nigeriana, pericolosa e silenziosa, che alligna al Nord e al Sud e fa milioni a palate con droga e prostituzione. Di cui non chiediamo che se ne parli in televisione, ma nelle cronache giudiziarie, così come di tutte le altre organizzazioni malavitose.

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