Roma, la politica che non c’è

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La Politica è assente, a Roma e nel Paese. A Roma, più esattamente, all’assenza della Politica si somma la cattiva amministrazione. Il Comune deve offrire quattro servizi alla Città: pulizia, trasporto, manutenzione stradale e vigilanza. Le strade sono sporche, sconnesse e insidiose, anche nei quartieri teoricamente più vigilati. Il trasporto è ai minimi storici, o almeno così speriamo.

La Sindaca si difende incolpando “quelli capaci” che l’hanno preceduta. Non ha tutti i torti, quando attrae nella responsabilità i predecessori. Ha torto, però, a non denunciare espressamente i fatti di cattiva gestione imputabili all’uno e all’altro, con ogni conseguenza di legge. Fa come Alemanno, che, nel 2008, cavalcò, in campagna elettorale, l’incauta iniziativa veltroniana della Nuova Fiera e, conquistata inaspettatamente la poltrona di Sindaco, spazzò prontamente la polvere sotto il tappeto, perpetuando il sistema.

Dal M5S gli elettori romani si aspettavano “il cambiamento”, che non c’è stato e non ci sarà, perché il groviglio della cattiva amministrazione si fa sempre più inestricabile. Lanzalone, con questo, non c’entra niente. Il Corriere della Sera pubblica “E Raggi chiamò Lanzalone <Si scriva lei il contratto>”, facendo intendere che Lanzalone abbia stabilito le condizioni e, ancora, che tali condizioni siano incongrue con gli interessi dell’amministrazione. Però, quali siano queste condizioni incongrue, oltre al presenzialismo (che non è reato), finora non è stato detto.

Il cammeo di Lanzalone si inserisce di diritto nelle carenze di gestione del Comune, come l’orbo in terra caecorum. Quando la Procura della Repubblica esprime parere favorevole al concordato ATAC, considerandolo il minore dei mali, giudica direttamente la gestione del trasporto (non bene, evidentemente) e indirettamente la gestione del Comune, che, pur provvisto di un apparato imponente, non ha la capacità di risolvere il nodo.

Ricordiamo che il Comune di Roma è dotato di ogni genere di ufficio e che la spesa per il personale è stata raddoppiata d’amblais con la creazione dei Municipi, le 15 assemblee romane, dotate, a loro volta, di apparato. La macchina del Comune è grande, fin troppo, costosa, e non funziona. Non è solo colpa della Raggi. E’ colpa anche dell’opposizione, che tace, alimentando il sospetto che si prepari al voto senza troppo clamore, perché, poi, spazzare la polvere sotto il tappeto è più complicato.

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