Renzi, non basta Verdini

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Keyser Soze, alias Kevin Spacey, alias anonimo redattore di Panorama, potrebbe essersi tradito, in un articolo sul rapporto tra Renzi e Verdini, con l’accenno alla fede calcistica di Alfano: juventina e non milanista come “per 12 anni si è spacciato con me”, così suggerendo che dietro al nom de plume si celi lo stesso Berlusconi o qualcuno a lui molto vicino.

Ma il punto dell’articolo non è tanto la fede calcistica e politica di Alfano e dei suoi seguaci, quanto la prospettiva della permanenza in politica di Verdini. Che non ha un gran seguito personale ed è destinato a perdere consensi a destra e a non acquisirne a sinistra. Ma, al momento, è molto utile al mantenimento degli assetti, sia con i numeri in parlamento, sia come casus belli a sinistra. E la minoranza dissenziente del Pd, della quale tutto si può dire, ma non che non sia pratica di manovre di corridoio, ha certamente mangiato la foglia.

Assumendo comportamenti prudenti, perché il popolo della sinistra è cambiato e potrebbe non capire, ricordandosi dello strappo (ingiustificato) dei dalemiani, bersaniani, ecc.,  al momento del voto. Non sono soltanto problemi della sinistra. Sono problemi del paese. E per questo Renzi insiste per il voto nel 2018, per comunicare tempi di maturazione, che, in effetti, non ci sono, e nel frattempo formare, quanto più velocemente possibile, un elettorato nuovo.

Attinto a destra, a sinistra, al centro e soprattutto nell’elettorato disamorato, quel 50 per cento che ormai non si reca alle urne o, se va, annulla la scheda. Quindi Verdini ha un ruolo nei disegni di Renzi, che supera la sua utilità immediata e disturba Berlusconi e company più di quanto questi siano disposti ad ammettere.

Per dirla tutta, il distacco di Verdini, adesso, è più insidioso della fuoriuscita alfaniana, allora ampiamente prevista e in seguito esposta alle critiche motivate su migrazione e ordine pubblico, i cui rappresentanti, ancorché leali, non sembrano particolarmente infatuati dalla persona del ministro. Un suggerimento a Renzi. C’è il popolo dei risparmiatori, vessato da anni di cosiddette rapine legalizzate (che, in effetti, legalizzate non sono), in attesa di riscatto e di rappresentanti politici e sociali. Il segnale può essere immediato. E il consenso  strepitoso. Forza Renzi! Non basta Verdini.

 

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