Renzi, era meglio buzzicone

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La cena a casa di Calenda, ospiti Gentiloni, Renzi e Minniti, non c’è stata e Calenda si è incazzato non poco, come ogni tanto gli capita. Ha invocato nella posizione di segretario del Pd il presidente dell’associazione italiana di psichiatria, ma il presidente della vera associazione ha dichiarato di non essere interessato. Così stando le cose, il destino di questo Pd è segnato.

Gli attuali maggiorenti sono considerati inadeguati da tutti. Perfino gli analisti amici li criticano, per non rischiare di essere trascinati anche loro nel cono d’ombra del partito. Quello che in 3 anni o poco più, Matteo Renzi, è asceso all’olimpo del 40 per cento ed è precipitato nell’ade del 18, parla poco o tace, come tutti del resto, nel partito, gli hanno chiesto dopo le elezioni.

Nel frattempo, è senatore (l’avete voluto voi, sembra dire), viaggia (spesato dal Senato?), ridacchia, assegna medaglie di cialtroneria ai rappresentanti dei partiti di Governo e aspetta. Sa perfettamente che non ci saranno miracoli, che il processo di disgregazione del consenso è inarrestabile, che soltanto lui, al prossimo giro, potrà raccogliere i frutti del suo arroccamento. Un 10 per cento? E’ bravo, gli basterà per ripartire.

Gli altri andranno in pensione e non avranno nemmeno le consolazioni vignaiole di D’Alema, che, nel 2016, ha mollato le botti per dare la botta del referendum. Per vendetta personale o per obbligo di squadra? E quale squadra? D’Alema non ce lo dirà mai. Non sarebbe ortodosso. Si potrebbe chiedere a Renzi, certamente informato dai suoi nuovi amici europei ed extracomunitari, gente di solito molto elegante.

A noi, però, Renzi piaceva più buzzicone (non si offenda, è un complimento, per dire ruspante, verace). Il partito di Renzi non sarà mai il Pd o un altro Pd. Sarà il partito di Renzi, vagamente liberale, vagamente democratico, solidamente schierato dalla parte del potere e del denaro. L’avete voluto voi, sembra dire.

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