Quel che Grillo non dice

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Anche quando parla molto, Grillo dice poco, anzi su certi temi non dice proprio nulla. Per non essere smentito dai fatti. Per non dichiarare apertis verbis che il M5S non vuole lottare per consentire all’Italia di competere in Europa e nel mondo, ma per rassegnare il paese alla povertà redistribuendola tra tanti, ad esclusione di alcuni. Il chilometro zero, l’orticello, il treno accellerato, la ricchezza non è solo pil, le energie alternative e via dicendo nascondono l’unico messaggio di mollare e farsi conquistare, economicamente e politicamente.

Gli italiani sono d’accordo? Gli elettori del M5S vogliono stare meglio o vogliono che il paese stia peggio? Questa in sintesi è la questione che ancora non emerge. Perchè, forse per la prima volta nel dopoguerra, la rappresentanza parlamentare non è l’espressione dell’elettorato, ma dei guru che interpretano gli umori dell’elettorato rimbalzandoli nel web e scelgono i rappresentanti in base a criteri non dichiarati.

La semplicità è un criterio politico? La normalità di per sè lo è? Grillo ha giustamente per anni criticato la nomina dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti e l’autoreferenzialità dei partiti, ma poi lui ha fatto di più, ha scelto da solo o con l’aiuto di Casaleggio. Almeno per quanto si sappia, il che già non è un criterio di democrazia e men che meno di trasparenza.

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