Quale nuovo ordine mondiale


Biden non fa mistero, nelle sue interviste, che gli Stati Uniti sono all’opera per la costruzione di un nuovo ordine mondiale. Quale sia e perché adesso, non dice.

Il momento, in effetti, sembra il meno propizio per una politica multilaterale dei trattati. L’attenzione del mondo è concentrata sulla guerra in Ucraina, sulle stragi, sulle prospettive di pace che si allontanano. Anche per le parole di Biden che non porgono il ramoscello di ulivo ad un Putin che, forse, di fronte ad un diverso approccio, coglierebbe volentieri lo spunto per uscire da un’impasse che non favorisce la Russia.

Abbiamo scritto diverse volte dell’ambiguità della Cina rispetto alla guerra e alle prospettive infauste di un’Europa indebolita e divisa. Ora diciamo che gli Stati Uniti non sono un esempio di trasparenza.

E non solo perché le circostanze richiedono prudenza. Se l’impegno prioritario degli Stati Uniti è focalizzato sul Pacifico, se l’impegno di spesa militare all’inseguimento della Cina (che ha già occupato l’altra faccia della luna, letteralmente) è assorbente, se il Mediterraneo è da tempo affidato a sé stesso e registra sempre più diffuse presenze nemiche o potenzialmente nemiche degli Stati Uniti, oltre che dell’Europa, quale potrebbe essere un ordine mondiale che rispetti i valori dell’occidente e non metta in discussione la pacifica convivenza sia tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, che tra gli stessi paesi membri dell’Unione Europea.

La questione energetica e la prospettiva remota di un’unica banca dell’energia, in risposta alle manovre speculative di Gazprom, non favoriscono il processo di unificazione. Tutto sembra favorire, piuttosto, un disordine mondiale sempre più accentuato e pericoloso.     

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