PROLOGO AD UN PIANO DI RICOSTRUZIONE


Non sappiamo se il Governo presenterà in Parlamento un piano circostanziato per la ripresa delle attività. Né sappiamo se, in tal caso, il piano sarà proposto al dibattito pubblico. Sappiamo, però, che non c’è stata alcuna analisi approfondita e pubblicamente condivisa, in preparazione di un eventuale piano, e che l’obiettivo attendibile di un rinnovato benessere sociale è ben lungi dall’essere perfino immaginato, a causa delle numerose carenze strutturali, materiali e immateriali, del Paese.

Non siamo pessimisti e non parliamo a vanvera. Ci siamo documentati sui piani di ricostruzione che, in circostanze analoghe, nel mondo occidentale, hanno avuto successo e abbiamo scelto un modello di riferimento, il Rapporto Beveridge, dal nome dell’economista liberale, che, nel 1941, in pieno conflitto bellico, venne incaricato dal Parlamento britannico di presentare il progetto di un nuovo contratto sociale, in preparazione della ricostruzione materiale.

Beveridge lavorò sodo, con la collaborazione di un piccolo gruppo di persone di sua fiducia e delle istituzioni, e, nel 1942, pochi mesi dopo, presentò il rapporto, che venne prontamente approvato e su cui si è fondato il ben noto benessere britannico nel dopoguerra.

Nel rapporto, cinque gli avversari da battere, definiti “giants on the road of the reconstruction”: want (il bisogno), disease (la malattia), ignorance (l’ignoranza), squalor (lo squallore, la miseria), idleness (l’ignavia, la rassegnazione). Dichiarato l’obiettivo: che, dopo la guerra, si dovesse vivere in un mondo migliore.

Il gruppo di lavoro adottò il metodo dell’analisi (imprescindibile in ogni situazione di crisi) e sollecitò la partecipazione dei cittadini. La diagnosi delle cause di bisogno fu semplice e immediata: l’interruzione o la perdita della capacità di guadagno. La terapia consigliata: la massima occupazione. Che, negli anni successivi, in Italia, venne ripresa, nelle pregiate lezioni di politica economica, da Federico Caffè, maestro di varie generazioni di economisti, tra cui Mario Draghi.

Caffè, sulla scorta dell’esperienza di studio e di lavoro maturata in Banca d’Italia e della partecipazione agli incontri di Bretton Woods, preparatori al negoziato sulla politica monetaria e sul nuovo assetto mondiale, predicò il credo liberale e sociale della massima occupazione, più o meno adottato dalle economie occidentali nel dopoguerra e definitivamente archiviato, nel 1995, con il varo dell’organizzazione mondiale del commercio.

La caduta del Muro ha segnato la fine della Guerra Fredda e dell’ordine mondiale negoziato a Bretton Woods, che nei due decenni precedenti aveva già mostrato le crepe. Un nuovo ordine, però, non è ancora seguito. Con la conseguenza che il Mediterraneo, in particolare, e quindi Europa del Sud, Africa del Nord e Vicino e Medio Oriente sono nel caos da molti anni.

L’Italia si è portata dietro, in questa crisi sanitaria del 2020, che è diventata crisi economica e si è rivelata profonda crisi politica, problemi strutturali irrisolti, che, in assenza di rimedio, pregiudicano qualsiasi prospettiva di ripresa attendibile.

Proviamo noi, con il limite delle nostre risorse, ad abbozzare e a proporre al dibattito un’analisi, sulla base dell’esperienza personale, dell’osservazione empirica, in assenza di alcuni rilevanti dati statistici, e delle numerose, quanto inascoltate, proposte/denunce, che, nel corso degli anni, hanno costituito la cifra dell’attività divulgativa del NuovoMille.it.

Ndr : “il prologo ad un piano di ricostruzione” proseguirà con la pubblicazione di ulteriori articoli.

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