Il programma Rousseau del M5S, mistero svelato

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Il M5S si è affermato sulla scia della popolarità di Grillo e dei suoi Vaffa Day. Non risulta che abbia mai rivendicato una matrice ideale o che abbia riconosciuto maestri del pensiero politico. Non sono mancati professori volenterosi, che ex cathedra hanno tentato di intestarsi il pensiero del Movimento, ma sono stati prontamente smentiti. Di Maio non perde occasione per dichiarare che Destra e Sinistra non esistono più. Il che, in un certo senso, è vero. Per meglio dire, quelle rappresentanze politiche non rispondono più alle esigenze dei cittadini.

Però, non è cessata nel Paese la domanda di rappresentanza. La mancata risposta della politica ha provocato un vuoto, che il M5S, con tempismo perfetto, ha riempito, come nel 1994 è successo a Forza Italia. Con la differenza che Forza Italia ha offerto la prospettiva della rivoluzione liberale (un’idea ben definita e sedimentata nel pensiero comune, in seguito non realizzata, e gli elettori si sono disaffezionati), mentre il M5S offre niente e tutto, condito dalla promessa di legalità (che, nella prospettiva comune, riguarda sempre gli altri, e quindi fa presa, per invidia, gelosia e odio, i sentimenti più deteriori).

Alla prova dei fatti, la capacità amministrativa dei Sindaci a 5 Stelle ha lasciato a desiderare (a Roma, casi “monnezza” e ATAC), con l’eccezione di Pizzarotti a Parma, che incredibilmente è stato espulso. Forse era antipatico a Grillo o Casaleggio o non rispettava il programma Rousseau, peccato grave di eresia politica, anticamera della scomunica grillina. Dai banchi dell’opposizione il Movimento ha urlato molto e costruito niente. In campagna elettorale la vis polemica ha prevalso sulla proposta.

Negli ultimi giorni Di Battista, non più Parlamentare,ma attivista indomito, ha dichiarato che Berlusconi, reo di non mollare la presa su Forza Italia, è il “male assoluto”, che è qualifica normalmente riservata a Hitler. Berlusconi, che non difetta di autostima, non ci sta e la prospettiva dell’alleanza di Governo tra il Movimento e il Centrodestra, che, sulla carta, rispetterebbe l’indicazione degli elettori, non prende corpo. Nel Pd è cominciato lo stato di allerta, ma Renzi e i suoi abilmente resistono alla tentazione. Ma – si sa – si resiste a tutto, meno che alle tentazioni.

Il pensiero del Movimento, però, continua a latitare, alimentato soltanto dal programma Rousseau. Che non si è dimostrato indenne da intrusioni, ma continua ad essere inspiegato e incompreso dall’esterno. Proviamo noi a offrire una chiave di lettura del servizio che il programma rende agli utenti, gli esponenti del Movimento, tenuti a pagare il corrispettivo mensile di 300 euro. Il programma ha accesso a enormi banche dati, sociali e politiche, riceve informazioni quotidiane sugli umori di alcuni gruppi selezionati, come nei sondaggi, ed offre risposte semplici a quesiti complessi, elaborate con le informazioni e i dati, secondo un tracciato prestabilito: un albero della vita, di seconda fascia. Per questo, la politica è alterna, le risposte cambiano prontamente, seguono gli umori diffusi, a cui si adeguano. La cifra della politica del Movimento consiste nell’immediatezza della risposta e nell’uniformità, consentite entrambe dal programma comune.

C’è voluto un periodo di rodaggio. Per questo i primi anni gli esponenti non si sono fatti vedere. Dovevano apprendere, non dai libri, ma dal sacro testo elettronico. Per questo la difformità dal profilo programmato è sanzionata con la mancata ammissione nella stanza dei bottoni e l’espulsione. Ora, la diffusione del Movimento alimenta il programma, che sostiene la politica, incentivando il circuito voluto da Casaleggio. Semplice, ma efficace. Ci vuole un buon programma (elettronico). Poi basta eseguire.

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