Potere per il potere, altro che democrazia

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In Italia e in Francia alligna, più visibilmente che altrove, il sentimento di rivolta dei cittadini nei confronti del potere costituito.

In Francia la rivolta ha preso le sembianze dei Gilet Gialli, scende in piazza spontaneamente, anche se a tratti si organizza, e continua ad essere priva di rappresentanza politica parlamentare. E’ oggetto di critiche dei benpensanti, ma anche di frequenti lusinghe dagli esponenti della destra e della sinistra, oltre che dello stesso Macron, che cerca di uscire dal guado della contestazione delle sue infelici “riforme”. La Francia, in sostanza, è tuttora erede del giacobinismo e della Comune.

L’Italia ha una tradizione diversa di ribellismo. Le fronde e le mafie hanno flirtato a lungo con i poteri, per controllare il censo e il territorio. Si è trattato spesso di poteri e contropoteri. Con il potere costituito incarnato da personaggi poco trasparenti, sia prima, che dopo la costituzione repubblicana, sulla scia delle peggiori tradizioni di trasformismo ovvero del cambio di casacca, che hanno attraversato l’Italia preunitaria e la monarchia savoiarda, perfino durante il totalitarismo fascista.

I Cinque Stelle, nati all’insegna del Vaffa urlato da Grillo nelle piazze, contro il potere costituito nelle sue varie sembianze, si sono prontamente adeguati, arroccandosi in quell’assemblea parlamentare che avrebbero dovuto aprire come una scatoletta di tonno. E non si vergognano a smentire platealmente i loro motti dei primordi, da “uno vale uno” a “mai più di due mandati”, offrendo lo spettacolo della conservazione del potere per il potere. Alla faccia dei loro elettori, che se ne sono accorti e li puniscono nelle urne.

Se c’è un responsabile di questo – e, secondo noi, c’è – è il Partito Democratico, di nome, ma non di fatto, affezionato ai privilegi della nomenclatura, alla doppia morale e alla demonizzazione dell’avversario. Non ci sono stati i Gulag sovietici, per i fattori storici noti, ma ci sono stati i morti del dopoguerra e gli assassinii politici, che hanno segnato una lunga scia di sangue. Una parte della quale è stata raccontata da Giampaolo Pansa, criticato in vita e demonizzato dopo la morte.

Delle responsabilità politiche del Pci, Pds, Ds, Pd e spin off di vario tipo, torneremo a parlare quanto prima, perché i cittadini sappiano quanto pesa, sulla loro povertà, il totalitarismo, l’opacità di governo, il pregiudizio, e l’assenza di un vero partito democratico nell’agone della politica.

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